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Full text of "Lord Bentinck's Italian Levy 1812-1816"

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Parte III - Le legioni anglo-italiane 227 



Parte II 

L 'Armata italiana 

di Lord Bentinck 

(1812-1816) 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 228 



Pagina bianca 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 229 



6. LE LEGIONI ANGLO-ITALIANE 

{ITALIAN LEI T, ROYAL PIEDMONTESE LEGION) 

(1812-16) 



A. II progetto deirArmata Italiana di liberazione 
(1811-12) 

Tre reggimenti per sognare un Regno 

Nel 1812-13 Lord Bentinck organizzo in Sicilia 3 reggimenti italiani, 
il primo reclutato fra i prigionieri presi in Spagna e gli altri due fra gli 
stranieri congedati dal servizio siciliano e sardo. Impiegato prima in 
Catalogna e poi in Toscana, Liguria e a Marsiglia, il corpo ebbe il nome 
inconsueto di "leva italiana" (Italian Levy) e, pur figurando tra i 
"Foreign Corps in British Pay", fu I'unico non incluso nelV Army List. 
Non faceva quindi parte, formalmente, dell'esercito britannico; ma 
neppure di alcun altro esercito alleato. Sotto il profilo della sovranita, era 
in una sorta di limbo politico, che spiega anche la scarsa attenzione 
dedicatagli dalla storiografia militare britannica, per non parlare di 
quella italiana, in generale lacunosa riguardo al periodo napoleonico. 

Eppure il retroscena politico dell'Italian Levy, indispensabile per 
comprendere fmo in fondo le sue vicende militari, e di estremo interesse 
anche per la storia dell'Italia napoleonica e del proto-risorgimento. La 
"leva italiana" al soldo inglese nacque infatti nel quadro di una strategia 
piu vasta, mirante a sollevare I'ltalia centro-settentrionale contro 
Napoleone e a fame "una seconda Spagna", creando a tale scopo 
un'Armata di liberazione indipendente; fmanziata dall'Inghilterra e agli 
ordini di Bentinck, aveva infatti come referente politico I'arciduca 
Francesco d' Austria, il quale pianifico le sue nozze con la primogenita 
del Re di Sardegna (privo di eredi maschi) per poter rivendicare la 
successione al trono sabaudo e la corona di un regno esteso all'Italia 
centro- settentri onal e . 



// colonnello Vittorio Amedeo Ferdinando Sallier de La Tour 

II progetto, che in defmitiva aflfidava I'ltalia al protettorato inglese per 
sottrarla alia dipendenza dalla Francia o daU'Austria, fu animato dal 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 230 



comandante dell'Italian Levy, il savoiardo Vittorio Amedeo Ferdinando 
Sallier de La Tour, figlio del generale di cavalleria Giuseppe Maria 
Amedeo, marchese di Cordon. Nato a Chambery il 18 novembre 1773, 
paggio reale dal 1785, aiutante di campo del padre in Savoia nel 1793, 
capitano dei dragoni nel 1796, maggiore in Sardegna alia fine del 1799, 
rimpatriato dopo Marengo, passato al servizio austriaco nel 1805 e 
distintosi a Caldiero, maggiore soprannumerario nel 1806, "Latour" 
[com'e talora indicate nei document] fu assegnato alio stato maggiore 
generale, dove lavoro a vari piani di guerra contro la Francia. II 1° marzo 
1809, promosso tenente colonnello, fu inviato a Palermo con la richiesta 
d'inviare una squadra inglese in Adriatico e con proposte per le corti di 
Palermo e di Cagliari relative a spedizioni diversive su Napoli e Genova 
coordinate con I'offensiva austriaca. Latour arrivo il 26 marzo, ma influi 
poco nella spedizione di Ischia e Procida, non essendo autorizzato a 
negoziati formali ne a conoscenza della data d'inizio delle operazioni 
austriache. Dopo il ritiro anglo-siciliano da Ischia, Latour si reco a 
Cagliari, dove in agosto progetto operazioni combinate anglo-sardo- 
siciliane sulla costa toscana. A questo periodo risalirebbero, secondo il 
suo biografo e discendente Giuseppe Gallavresi, una proposta di 
organisation militaire de I'ltalie e un progetto organico circa le Troupes 
insurrectionelles italiennes. Insieme al barone Auguste de Sourdiaux, 
ufficiale della marina austriaca, Latour svolse poi missioni segrete nei 
Balcani per conto dell'arciduca Giovanni, prendendo contatti con 1' abate 
Giacomo Brunazzi di Lissa, stratega della resistenza sulla sponda 
orientale dell 'Adriatico. 



Le ambizioni politico-dinastiche di Francesco d' Austria Este 

Rientrato a Vienna il 30 gennaio 1810, Latour riprese servizio presso il 
maresciallo Bellegarde, presidente del consiglio aulico della guerra, e si 
ventilo pure di porlo a capo della marina. Ma un articolo segreto della 
pace imponeva all'Austria il licenziamento degli ufficiali stranieri, e il 
20 novembre Latour dovette essere congedato, col grado di colonnello 
onorario. Fu cosi libero di dedicarsi interamente alle ambizioni politiche 
dell'arciduca Francesco d' Austria Este, il quale, sfumati i progetti 
nuziali con Paolina Bonaparte e con I'arciduchessa Maria Luisa, 
aspirava alia primogenita del re di Sardegna, benche Maria Beatrice 
fosse figlia di sua sorella, I'arciduchessa e regina Maria Vittoria Teresa. 

Questo matrimonio aveva una grande rilievo politico, perche in 
Sardegna, a differenza del Piemonte, non vigeva la legge Salica e, in 
mancanza di figli maschi del re, Maria Beatrice era candidata alia 
successione. In realta la legge Salica era stata estesa alia Sardegna dai 



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patti di famiglia sabaudi; ma senza il consenso del parlamento sardo (gli 
Stamenti), il che consentiva all'occorrenza di invalidare un eventuale 
trasferimento della successione al ramo collaterale della dinastia, e cioe 
al principe di Carignano Carlo Alberto, tanto piu in considerazione degli 
atteggiamenti filo-francesi della sua famiglia (lui stesso era allora 
tenente dell'Se dragons). Latour ebbe un ruolo nel convincere I'arciduca 
a meritare la futura riconoscenza dell'Inghilterra mettendosi a capo di un 
grande movimento di liberazione dell 'Italia, che poteva aprirgli, dopo la 
vittoria, non solo il riconoscimento internazionale della successione 
sabauda, ma anche la possibile corona di un'Italia unita. 



La convenzione di Palermo del 28 agosto 1811 

Nel dicembre 1810 I'arciduca parti per combinare le nozze con la 
principessa sua nipote, lasciando al generale austro-irlandese Nugent il 
compito di perorare I'appoggio inglese tramite il conte di Miinster, un 
diplomatico annoverese esule a Londra e collegato con la resistenza 
antifrancese in Germania. Partirono con I'arciduca Latour e il lorenese 
Charles Louis Fiquelmont, nonche sette ufFiciali trentini che avevano 
combattuto in Tirolo con Andreas Hofer e che il 18 settembre 1810 
avevano ottenuto a Brod un passaporto spagnolo dal barone Jose 
Cappelletti [erano il maggiore Roberto A. Markenstein, i capitani Luigi 
Cristoforo Frizzi e Francesco de Campi di Campodenno e 4 subalterni: il 
18 aprile 1809, alia testa di 70 volontari, de Campi aveva catturato 280 
francesi a Molveno]. Durante il viaggio I'arciduca prese contatti con 
Brunazzi (che nel febbraio 1811 era a Scutari), sosto a Salonicco, Smirne 
e Malta e arrive a Cagliari con Fiquelmont il 31 maggio 1811. 

II 23 luglio - mentre I'arciduca stava ancora combinando le proprie 
nozze - sbarco a Palermo Lord Bentinck, nuovo comandante delle forze 
britanniche nel Mediterraneo nonche rappresentante diplomatico presso 
il re di Sicilia. Latour, che il 16 agosto era a Gibilterra, lo raggiunse in 
Sicilia per negoziare I'ingaggio di un certo numero di ufficiali inferiori 
licenziati dal servizio austriaco in quanto originari di province annesse 
all'Impero francese o agli stati satelliti. Gia ai ferri corti con la corte 
siciliana circa I'arresto dei baroni ribelli, Bentinck si accingeva a tornare 
in Inghilterra per consultazioni: salpo il 27 agosto, ma la sua firma 
figura, insieme a quella del generale Maitland (suo temporaneo 
supplente), in calce ad una "convention" stipulata a Palermo con Latour 
in data "28 agosto 1811", che riconosceva agli ufficiali la stessa paga dei 
parigrado siciliani, ma in dollari spagnoli. L'accordo prevedeva inoltre 
una guarnigione inglese a Lissa, "a standard adapted to connect and 
unite central all Italy", e il trasporto a Zante di Frizzi, incaricato di 



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mettersi in contatto con I'unico agente inglese rimasto a Vienna (mister 
King), il quale doveva a sua volta ingaggiare gli ufficiali (selezionati dal 
fratello di Latour, il colonnello austriaco Vittorio Amedeo Giano detto 
"Janus") e farli arrivare a Messina. 

Naturalmente I'arciduca e Latour agivano a titolo puramente personale 
e anzi in contrasto con la politica, ufficialmente filo-francese, del 
governo austriaco. Le loro istruzioni per Frizzi erano infatti di riferire 
unicamente a Nugent, e di tornare poi attraverso I'ltalia, per riconoscere 
le forze napoleoniche stanziate nella penisola, appurare I'entita delle 
truppe italiane in Spagna e sondare gli umori della gente nei confronti 
della dominazione francese. 



// memorandum di Latour sulla sollevazione italiana 

Per quanto la convenzione di Palermo non ne parli, nelle intenzioni di 
Latour gli ufficiali ex-austriaci dovevano essere impiegati per inquadrare 
r"armata italiana" necessaria per dare visibilita e sostanza al progetto di 
mettere I'arciduca a capo dell'insurrezione anti-francese in Italia. Un suo 
memorandum a Bentinck sosteneva che I'ltalia, con 18 milioni di 
abitanti, costituiva un terzo della potenza francese: sottrarla a Napoleone 
significava vincere la guerra. L' Austria aveva fallito nel 1800, 1805 e 
1809 per aver voluto usare le sole forze regolari: «nulle connection 
efficace n'etant formee dans le pays, et les Italiens etaient laisses dans un 
telle indecision sur leur sort politique avenir qu'il y aurait eu de la folic a 
esperer qu'ils s'armassent pour I'obteniD). Tuttavia nel 1809, quando i 
proclami austriaci erano stati «un peu plus encourageants pur la Nation», 
si era verificata una « fermentation general e». 

L' Austria era ormai fuori gioco, ma I'lnghilterra, pur avendo forze 
modeste e paralizzate dalla situazione in Sicilia e in Sardegna (esposta 
ad un colpo di mano francese), aveva I'immenso vantaggio strategico di 
poter scegliere, grazie alia superiorita navale, i tempi e i luoghi 
d'invasione; e quello politico di «offrir a la nation (italienne) la 
perspective d'une organisation politique conforme aux voeux de 
r immense majorite des habitants)). 

L'imminente matrimonio dell'arciduca con I'erede del re di Sardegna 
indicava in prospettiva la riunione del Piemonte all'Italia centrale. 
Mettendogli a disposizione una forza di 3.000 italiani, pari agli effettivi 
regolari sardi, gl'inglesi ottenevano un sensibile aumento delle forze 
antifrancesi nel Mediterraneo, che si potevano impiegare in un primo 
momento per prendere la Corsica o Corfu (alio scopo i togliere i punti di 



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riunione alle squadre navali nemiche) e in seguito per creare teste di 
ponte a Geneva, Ancona o Venezia da cui poter sollevare 1' Italia. 



La missione di Alessandro Turri (14 agosto-15 settembre 1811) 

Contemporaneamente al progetto di Latour, Bentinck ne ricevette un 
altro a carattere piu politico da Alessandro Turri, sedicente emissario di 
un"'unione per I'unita e I'indipendenza italiana". Organizzatore della 
guardia nazionale del Basso Adige, Turri si era dimesso da viceprefetto 
di Camerino per uno screzio col generale Lemarois. NeH'aprile del 1811 
era partito da Ferrara, tentando di passare in Sicilia prima da Napoli e 
poi da Livorno. Di qui era invece finito in Corsica, intercettato durante la 
traversata da un corsaro siciliano e alleggerito - a suo dire - di 20.000 
franchi oro di cui chiese il rimborso agl'inglesi. II 14 agosto scriveva a 
Bentinck dalla Maddalena, dicendosi inviato dal «gran partito deH'unita 
e indipendenza italiana», incentrato sulla massoneria ma formato da 
«primari personaggi d' Italia di ogni paese e d'ogni ceto, militari, 
magistrati, preti, vescovi, massoni, ricchi e dotti». Costoro aborrivano gli 
eccessi della rivoluzione francese, rifiutavano il principio d'uguaglianza 
ed erano stati spinti all'azione dalle nozze austriache di Napoleone, in 
cui vedevano perpetuarsi la «schiavitu» italiana, e chiedevano I'aiuto 
inglese per una grande insurrezione che stavano comunque preparando, 
sicuri di contare non solo sulle truppe italiane e la guardia nazionale per 
impadronirsi delle piazzeforti, ma anche sugli altri «militari italiani 
comunque incorporati nelle truppe francesi». 

Bentinck fece sondare il personaggio dal console a Cagliari William 
Hill, che gliene scrisse in termini abbastanza positivi il 15 settembre, 
allegando tre document! redatti su sua richiesta dallo stesso Turri. II 
primo era una nota di tre condizioni per awiare il negoziato, in cui si 
chiedeva I'impegno inglese a non aspirare alia sovranita sull'Italia, a non 
restaurarvi gli antichi sovrani e a mantenere segreto il negoziato anche in 
caso di fallimento. II secondo era un elenco di 40 personalita che 
secondo Turri aderivano alia cospirazione: 17 politic! del Regno italico 
[tra cui Melzi, Aldini, Agucchi, Prina, Testi e i bolognesi Guastavillani, 
Caprara e Tassoni], 10 militari [Peyri, Pino, Danna, Zucchi, Fontanelli, 
Arese, Cavedoni, I'ex maresciallo austriaco Manfredini e i corsi Casalta 
e Ristori], 3 vescovi [di Crema, Adria e Ravenna] e altri napoletani [i 
duchi di Monteleone e di Gallo], romani [principi Chigi e Aldobrandini, 
fratello del principe Borghese], veneziani [Erizzo, Dandolo e Pisani], 
genovesi [Cambiagi], piemontesi [Breme] e lucchesi [Lucchesini]. 
Aveva gia preso contatti con Peyri in Spagna, e Pino, comandante della 
guardia reale italiana, si teneva pronto ad arrestare il vicere Eugenio. 



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Agl'inglesi Turri chiedeva infine uniformi, armi e munizioni per almeno 
10.000 uomini, I'appoggio di due «piccole» squadre neH'Adriatico e nel 
Tirreno, e un corpo di sbarco di 8-10.000 uomini, «possibilmente tutti 
italiani», reclutati fra i prigionieri e i disertori in Spagna, Portogallo, 
Inghilterra, Sicilia e Sardegna. II corpo doveva portare in Italia la 
costituzione della cui redazione lo stesso Turri si diceva incaricato. 



// memorandum di Nugent e laproposta di basare I 'Armata a Lissa 

II 7 settembre G. C. Smith informava il tenente colonnello sir Henry 
Edward Bunbury, sottosegretario alia guerra, che era stato approvato il 
progetto di reclutare 1.200 prigionieri italiani che si trovavano in 
Inghilterra per formare un corpo destinato a servire nel Mediterraneo. 
L' 11 settembre il conte di Miinster riferiva a Latour che il ministro degli 
esteri, marchese di Wellesley, gli aveva dichiarato di "sentire tutta 
I'importanza dei piani del principe Francesco", allegando alia lettera la 
traduzione di un memorandum segreto sull'entrata in guerra dell 'Austria 
e il sostegno inglese all'arciduca. II memorandum - probabilmente 
concordato tra Nugent e Bentinck - sosteneva che, dovendosi creare non 
un semplice battaglione, ma il nucleo di un'intera armata, bisognava 
formarlo "sul piede" austriaco, meno dispendioso di quello britannico; e 
[per evitare gelosie e diserzioni] organizzarlo in un porto in cui non vi 
fossero truppe nazionali inglesi o altre meglio pagate. II memorandum 
proponeva Cefalonia, sia perche le derrate erano li meno care che 
altrove, sia perche il corpo, una volta raggiunti 2.000 effettivi, poteva 
efficacemente difendere I'emporio di Lissa [d'importanza fondamentale 
per la guerra economica contro il blocco continentale e attaccato dalla 
fallita spedizione franco-italiana del 13 marzo 1811]. Lissa avrebbe 
inoltre costituito un'ottima base strategica e politica per I'arciduca, che 
poteva estendere I'occupazione anche alle isole del Quarnero (Cherso, 
Veglia e Lussino) e aumentare le sue forze a 5.000 uomini, e anche 8- 
10.000. 

La scelta di Lissa era insidiosa, perche, senza escludere formalmente il 
progetto di far insorgere I'ltalia sbarcando a Venezia, Comacchio o 
Ancona, implicava la possibilita d'impiegare il corpo prioritariamente a 
Ragusa o in Dalmazia, usandolo per i piani stilati da Brunazzi e per la 
futura cooperazione militare anglo-austriaca, e sottraendolo al progetto 
"sabaudo" dell'arciduca, incentrato sullo sbarco in Toscana o in Liguria. 
Allarmato da Latour, I'arciduca approfitto della pausa imposta dalla 
necessita di ottenere la dispensa papale alle nozze con la nipote, per 
recarsi personalmente a Palermo a chiedere che la futura armata fosse 
organizzata in Sardegna. Maitland rispose tuttavia che per il momento 



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era "meglio non reclutare truppe" e limitarsi ai soli ufFiciali. Questi 
dovevano essere esclusivamente di nomina inglese: I'arciduca non 
poteva nominare neppure i cappellani e i chirurghi. In compenso gli 
ufficiali potevano risiedere in Sardegna, dove avrebbero ricevuto la paga 
tramite il ministro inglese a Cagliari (Rowland Hill). 



I prigionieri italiani di Portsmouth e la scelta di basare il corpo a Malta 

In realta il Foreign Office aveva gia ordinate il reclutamento della 
truppa, e, tra la dislocazione a Cefalonia oppure in Sardegna, aveva 
scelto una soluzione intermedia, che lasciava aperte entrambe le opzioni. 
Con lettera "segreta" del 7 ottobre 1811 il sottosegretario agli esteri 
Charles Culling Smith diceva infatti al coUega alia guerra Bunbury che 
«il marchese di Wellesley (gli aveva) chiesto di fare passi per riunire al 
piu presto a Portsmouth un corpo di 1 .200 uomini abili al servizio e che 
vo(lessero) battersi contro la Francia per portarli a Malta. (Dovevano) 
essere presi tra i prigionieri italiani che si trova(va)no in Inghilterra, (e) 
il corpo (doveva) essere destinato a servire nel Mediterraneo». L'8 
ottobre il conte di Miinster spedi a Latour una lettera del "Com. de N" 
(Nugent) aggiungendo che «robjet dont il vous parle (etait) fort avance: 
1.200 prisonniers Italiens sont en chemin pour etre envoyes a la 
Mediterranee», sotto il comando del maggiore Bourke. [Gallavresi lo 
identificava con I'austro-irlandese Richard, ufficiale di collegamento in 
Catalogna nel 1812, ma nei documenti inglesi figurano un "J. Burke" e 
poi un "Thomas Burke", mentre nelle sue memorie (pubblicate nel 1845) 
il colonnello Montgomery Maxwell ricordava con affetto «the jovial, 
gay, kindhearted, hard fighting Paddy B — e.», comandante del 1° 
reggimento italiano a Genova e Marsiglia nel 1815]. 

Da Malta il battaglione poteva essere inviato sia in Adriatico che nel 
Tirreno: e le due opposte destinazioni erano in certo modo rappresentate 
dai due agenti segreti che si trovavano alia Valletta: il capitano Leveroni, 
uno dei capi dell'insorgenza ligure, e I'abate Brunazzi, stratega di quella 
balcanica, che erano tra loro ai ferri corti e scrivevano a Latour peste e 
corna uno dell'altro. Volendo far pendere la bilancia dalla parte del 
Tirreno, I'arciduca cerco I'appoggio del futuro suocero. In novembre, 
tomato da Palermo, gli espose il progetto di impadronirsi della Corsica 
turbolenta e di far insorgere 1' Italia sbarcando in Liguria o in Toscana, 
ma riusci a strappargli solo un avallo generico, non il consenso a sfidare 
apertamente la reazione della Francia accogliendo in Sardegna truppe al 
soldo inglese. 



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II progetto di organizzazione dell 'Armata italiana (2 gennaio 1812) 

II 2 gennaio 1812, mentre I'arciduca iniziava il suo giro di quattro 
mesi per conoscere I'lsola che contava un giorno di ereditare da Vittorio 
Emanuele, Latour firmo a Cagliari uno schema di organizzazione della 
futura Armata indipendente (Ebauche d'un projet d' organisation pour 
les troupes italiennes qui se forment actuellement sous la protection de 
I'Angleterre). Le truppe in formazione dovevano essere impiegate per lo 
"sbarco in Italia", destinandole «a former le noyau de I'Armee italienne» 
e considerandole «comme une espece de cadre dans lequel seraient 
ensuite placees le nouvelles levees italiennes». La loro organizzazione 
doveva percio contenere il principio fondamentale dell 'organizzazione 
della futura Armata italiana, e includere anche nuclei di cavalleria e 
truppe tecniche. Latour prevedeva percio non "reggimenti", ma "quadri" 
di 1.400 uomini (800 fucilieri, 200 granatieri, 200 cacciatori, 50 
cannonieri, 50 pionieri e pontonieri e, possibilmente, 100 cavalieri), in 
grado, una volta sbarcati, di trasformarsi in "legioni" di 8.400 (con 
I'aggiunta di 5 insorti per ogni soldato regolare), su 12 battaglioni (48 
compagnie di 25 regolari e 125 reclute inquadrate dai subalterni e dai 
sottufficiali promossi al grado superiore), 4 squadroni, 2 compagnie 
d'artiglieria (una a piedi e una leggera) e 2 di pionieri (con plotone 
pontonieri). Lo stato maggiore sarebbe stato formato da un generale (il 
comandante del "quadro"), un brigadiere, 2 colonnelli (i comandanti dei 
battaglioni quadro), 3 tenenti colonnelli (i comandanti dei granatieri, dei 
cacciatori e della cavalleria), 4 uflTiciali di SMG regolari e alcuni 
aggiunti tratti dalla gioventu locale. 

Latour immaginava di poter disporre di 4 quadri legionari, sufficienti 
per organizzare una forza di 33.600 uomini su 4 legioni, con numero e 
colore distintivo (e distintivi particolari dei battaglioni e compagnie). 
Ipotizzando uno sbarco "anglo-italiano" a Livomo, Latour prevedeva di 
formare le prime due legioni a Livorno e Firenze e le altre, a seconda 
della successiva direzione di marcia, a Bologna e Lucca oppure a 
Civitavecchia e Perugia. Lo stesso si poteva fare in caso di sbarco a 
Venezia, Ancona o Genova, mediante leve e requisizioni di derrate e 
cavalli: queste ultime dovevano essere pagate in contanti, rimborsando 
poi gl'inglesi suUe contribuzioni imposte ai paesi conquistati. Nei centri 
di formazione delle legioni si dovevano infme stabilire delle riserve col 
sistema austriaco delle "commissioni economiche", per ottimizzare la 
distribuzione delle risorse e bilanciare i carichi tra le varie province. 

Altre legioni avrebbero potuto essere organizzate nei territori man 
mano liberati; ma con quadri tratti dalle prime legioni e non con «les 
officiers et corps de I'Armee Italique» (I'esercito del Regno Italico) 
passati dalla parte dell'arciduca. Questi ultimi dovevano essere invece 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 237 



incorporati nelle prime legioni per «fondre Tancienne armee Italique, 
dans la nouvelle, sans qu'il paraisse qu'on cherche a I'annuler; au lieu 
que si on conservait la formation ordinaire par regiment, on aurait aucun 
pretexte plausible pour dessoudre les regiments italiens formes par la 
France, ce qui dans certains circonstances pourrait etre dangereux. Les 
generaux italiens qui viendraient nous joindre serai ent ainsi annexes 
comme sumumeraires, a leur rang, dans les anciennes legions jusqu'au 
moment ou Ton croirait pouvoir leur confier des commandements 
particuliers de legions, places, villes, etc. Enfm lorsque le nombre des 
legions se multiplierait on pourrait en reunir deux ou meme trois pour 
former ce que les Fran9ais appellent un Corps d'Armee». 

Lo scopo politico dell'incorporazione dell'esercito italiano nella nuova 
armata era di «dividere» i residui sostenitori dei francesi, impedendo 
loro di «former corps» e obbligandoli a «suivre la nouvelle impulsion 
qui leur serait donnee». Gli altri vantaggi dell 'organizzazi one proposta 
erano, secondo Latour, di poter aumentare considerevolmente, e in modo 
rapido e al tempo stesso regolare, gli effettivi; di stabilire la base del 
futuro esercito italiano, conciliando «le Nationalisme Italien, qu'il est 
important de reveiller, avec I'obeissance due aux Autorites Militaires 
Anglaises»; e, infme, «de composer [a I'archiduc Fran9ois] une armee 
qu'il aurait pu des son origine penetrer de son esprit, et qui serait ainsi 
I'instrument le plus propre pour 1' accompli ssement de ses glorieux 
desseins». 



II piano del capitano Poltper sorprendere Venezia (22 gennaio 1812) 

L'idea di poter amalgamare - in poche settimane, nel corso delle 
operazioni e su larga scala - un'accozzaglia di mercenari, insorti e 
transfughi del nemico era abbastanza assurda. Ma e interessante il 
tentativo di conciliare il progetto "italianista" con un eventuale impiego 
in Adriatico, facendo leva non piu sulla corona sabauda, ma su quella del 
Regno italico di Napoleone. Del resto Latour conservava in archivio un 
progetto del 23 gennaio 1812, redatto dal capitano Polt (gia aiutante 
generate della marina austriaca), per impadronirsi di Venezia con un 
colpo di mano, grazie al tradimento di 4 ufificiali della marina italiana 
provenienti dalla k. k. Venezianische Marine (il capitano di fregata 
Dandolo, il capo dei movimenti del porto Gianxich e il suo vice Petrina e 
il comandante dell'artiglieria di marina Lugo), tutti - secondo Polt - 
«decisi per la buona causa» e disposti a tradire in cambio di avanzamenti 
di grado e pensioni ai loro eredi in caso di insuccesso. 



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II declino politico deU'arciduca (febbraio-giugno 1812) 

II progetto di Lissa, come abbiamo visto, era ancora incentrato sulla 
guida politica deU'arciduca, anche se quest'ultima doveva essere resa 
compatibile con una cooperazione anglo-austriaca e attenta percio a non 
ledere gl'interessi di Vienna. Lo spostamento a Malta dava pero mode a 
Bentinck di assumere egli stesso la guida politica dell'insurrezione 
italiana, ad esclusivo vantaggio dell'Inghilterra. Cio spiega anche perche 
i militari inglesi nel Mediterraneo cercavano di screditare Francesco 
d'Este. In una nota del 5 novembre 1811 al Foreign Office, rammiraglio 
Freemantle riferiva ad esempio di aver appreso da una spia inviata a 
Cagliari [Carl Metzzer, gia capitano del 12° ussari austriaco] che 
I'arciduca dissuadeva gli ufficiali austriaci dal prendere servizio al soldo 
inglese, millantando di poter presto offiire loro un ingaggio migliore. La 
stessa spia riferiva che il cosiddetto "partito francese" della corte di 
Palermo lo considerava "un visionario" e aveva una pessima opinione di 
Latour [confidenze di un agente della polizia segreta della regina, I'esule 
dalmato e sedicente barone G. B. Domenico Jacobi, coUegato al cavalier 
Castrone e rancoroso creditore di 24.000 dollari dal governo inglese]. 

II declino politico deU'arciduca fu accelerato, nel febbraio 1812, dalle 
dimissioni del marchese di Wellesley, suo sponsor nel governo inglese, 
determinate sia dalla sensazione che il governo non facesse abbastanza 
per sostenere suo fratello (Lord Wellington) sia per il suo appoggio 
all'Emancipazione Cattolica. 

La morte di Janus de La Tour e il reclutamento di Carlo Catinelli 

Contemporaneamente anche la cellula Viennese deU'arciduca subi un 
duro colpo. Sempre nel febbraio 1812, informato dalle spie che a Vienna 
si reclutavano cittadini francesi o italiani per conto dell'Inghilterra, 
Napoleone impose infatti al governo austriaco di arrestare Janus de La 
Tour e altri 14 ufficiali. L'esercito austriaco se ne indigno, anche perche 
erano tutti decorati dell'ordine di Maria Teresa: alia fine gli ufficiali 
furono scarcerati, col permesso di recarsi in Sicilia a proprie spese, ma 
Janus rimase a Vienna, dove poi mori di "febbre cerebral e". II progetto 
rimase cosi interamente in mano a Nugent, il cui referente politico non 
era I'arciduca Francesco, ma suo fratello Massimiliano Giuseppe, piu 
leale al governo austriaco. 

Nugent recluto inoltre un personaggio di spicco. Nato a Gorizia il 30 
marzo 1780, universitario a Vienna, vol Ontario nella leva generate del 
1797, uscito dall'accademia del genio nel 1799, Carlo Catinelli aveva 
combattuto a Marengo e in Trentino nel 1801 e si era distinto a Caldiero 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 239 



(30-31 ottobre 1805), dov'era stato gravemente ferito. Impiegato come 
invalido negli archivi della guerra, amico di Nugent, nel 1808 era stato 
richiamato col grado di maggiore e addetto all'arciduca Massimiliano, 
con il quale aveva fatto la campagna del 1809 distinguendosi ad 
Abensberg, Eckmiihl e Ratisbona. Schiantato dal dolore fisico, nel luglio 
1810 aveva ottenuto la pensione di ritiro col grado di tenente colonnello. 



L 'intervento di Lord Bentinck (27 novembre 1811 - 26 giugno 1812) 

II colpo finale alia leadership dell'arciduca fu inferto tuttavia da Lord 
Bentinck. Fin dal suo arrivo in Sicilia aveva inteso riprendere i piani di 
sbarco in Italia, anche se Welles! ey, in una lettera del 27 novembre 1811, 
gettava acqua sul fuoco rammentandogli il fallimento del 1809. Bentinck 
aveva pero una tempra ben diversa dal generale Stuart, e la sua rete 
informativa gli fece presto comprendere che le forze francesi in Italia 
erano sul punto di essere richiamate per la campagna di Russia: inoltre 
gli agenti mettevano in buona luce le capacita insurrezionali dei vari 
movimenti di resistenza. Deciso a investire il capitale di forze militari a 
sua disposizione, gia il 25 gennaio 1812 I'energico generale proponeva a 
Lord Liverpool, in altemativa, uno sbarco diversivo in Catalogna o a 
Valencia per neutralizzare il santuario francese abilmente creato da 
Suchet, oppure all'Elba e/o in Corsica per farle insorgere. II 23 febbraio 
Bentinck affido al fratello Frederick, in partenza per la Spagna, una 
lettera per Wellington, in cui lo informava della proposta inviata a 
Londra: personalmente avrebbe preferito uno sbarco in Corsica, ma era 
in grado di distaccare 10.000 uomini contro Suchet. Nella risposta del 4 
marzo, Liverpool boccio I'opzione corsa o italiana: nonostante il dififuso 
malcontento delle popolazioni, non c' erano, a suo awiso, le prove di una 
sistematica cospirazione per scuotere il giogo francese. Lo entusiasmava, 
invece, I'opzione spagnola: ne aveva gia scritto a Wellington, il quale 
avrebbe potuto amplificare gli effetti della diversione distaccando parte 
della guamigione di Cadice; e I'ammiraglio Pellew, comandante della 
stazione del Mediterraneo, avrebbe fornito I'appoggio navale. Taceva 
pero a Bentinck di aver appreso dall'ammiragliato che in autunno la 
testa di sbarco avrebbe dovuto essere ritirata, non essendo possibile 
rifornirla dal mare durante la cattiva stagione (lo comunico invece il 5 
marzo al solo Wellington). 

Tuttavia Bentinck non archivio I'opzione italiana. II dispaccio di 
Liverpool gli dava del resto un ampio margine di discrezionalita, perche 
subordinava la diversione in Catalogna a migliori opportunita in Italia 
(«unless the project of resistance to the French power in Italy should 
appear to rest upon much better grounds than those of which we are at 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 240 



present apprised))). Entrato in corrispondenza segreta con Nugent, il 
proconsole inglese continue a progettare operazioni in Italia, rinviando 
la partenza delle truppe per la Spagna anche nel timore di cospirazioni 
fra le truppe napoletane in Sicilia fomentate dal cosiddetto "partite 
francese". Ancora il 9 giugno scriveva a Wellington che le truppe erano 
gia state imbarcate, ma che c'erano opportunita d'intervento in Italia [a 
seguito della partenza deWArmee d'ltalie per la Polonia] e percio non 
intendeva intraprendere alcuna operazione sulla costa orientale della 
Spagna finche non avesse tentato il successo di un altro piano per lo 
sbarco sulle coste italiane. Infine consenti la partenza di Maitland, ma 
con forze ridotte a 247 ufficiali e 6.543 uomini (inclusi 4 e 338 del corpo 
franco calabrese), che, salpate il 25 giugno, arrivarono in vista di 
Palamos (in Catalogna) solo il 3 1 luglio. 

L 'occupazione di Lissa e I 'arrivo di Nugent e Catinelli in Sicilia 

Indipendentemente dalla destinazione degli sforzi, il decisionismo di 
Bentinck e i mezzi di cui disponeva guadagnarono stabilmente alia causa 
inglese gli stessi fiduciari dell'arciduca. Impaziente di agire, Fiquelmont 
ando in Spagna: il 14 giugno [sei giorni prima delle nozze dell'arciduca 
con Maria Beatrice di Savoia] scriveva da Ponferrado a Latour che era il 
momento di sforzi generali e simultanei in Spagna e in Italia. La 
decisione di Bentinck di organizzare la brigata italiana in Sicilia anziche 
a Malta e poi di darne il comando a Latour, sottrasse all'arciduca anche 
il suo agente principale. 

La corrispondenza segreta tra Bentinck e Nugent riguardava anche 
I'organizzazione del corpo italiano e I'occupazione permanente di Lissa 
con parte delle truppe inglesi a Cefalonia. Partito in marzo per la Sicilia, 
il 2 aprile Nugent scriveva a Latour da Scutari, informandolo che era in 
procinto di proseguire il viaggio e che Frizzi era gia in avanscoperta a 
Lissa assieme all' agente inglese a Vienna J. M. Johnson. II 24 aprile 
I'isola fu occupata da Duncan Robertson con 1.300 uomini (460 inglesi, 
280 corsi, 260 svizzeri e 300 calabresi). Intanto Catinelli e gli altri 
ufficiali destinati alle leve italiane, unitisi ad una carovana in transito per 
la Bosnia, arrivavano a Durazzo, dove si imbarcarono assieme a Nugent 
su una nave inglese. II 29 giugno Nugent scriveva a Latour da Palermo 
di essere arrivato dopo un viaggio di 2 mesi e di essere gia in procinto, 
su consiglio di Bentinck, di ripartire per I'lnghilterra. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 241 



B. L'organizzazione doiV Italian Levy 
(1812-13) 

La creazione dei primi due reggimenti (estate 1812) 

Tra le accuse rivolte da Bentinck alia corte di Palermo nell'agosto 
1811 c'era quella di mantenere nel suo esercito 5.000 disertori e 
prigionieri "francesi" che in caso d'invasione potevano essere piu di 
impedimento che di aiuto. Cio non gl'impedi, tuttavia, di approfittare dei 
tagli di truppe imposti dalla disastrosa situazione finanziaria siciliana, 
per trasferirne gran parte al servizio inglese. Nel febbraio 1812 il solo 
Reggimento Estero dell 'esercito siciliano [formato da svizzeri, tedeschi 
ecc] contava circa 70 ufficiali e 2.000 uomini, per meta ex-prigionieri 
presi in Spagna o nel Regno di Napoli. II 1° maggio il re di Sicilia, fra 
"diverse disposizioni per diminuire il suo Esercito", consenti "a coloro 
che lo desider(avano)", di "passare alle bandiere britanniche". 

La cessione era collegata al contemporaneo arrivo a Malta delle 
reclute di Portsmouth, e all'efFettiva organizzazione della "leva italiana", 
disposta con le Regulations for the formation of an Italian Levy to be 
raised for His Majesty's service, emanate a Palermo il 13 maggio e 
controfirmate dal tenente colonnello sir John Hamil Macgil Dalrymple, 
gia ispettore dei Calabrian Free Corps e figlio del generale esonerato 
per la vergognosa capitolazione di Cintra. L'organico reggimentale era di 
1.297 uomini (43 ufficiali, 38 sottufficiali, 32 caporali, 32 carabinieri, 18 
tamburi e 1.136 comuni), su 8 compagnie di 160 (4+4+4+4+2+142) e 
uno stato maggiore di 17 (colonnello, 2 maggiori, aiutante maggiore, 2 
aiutanti, pagatore, quartiermastro, chirurgo, aiuto, cappellano, master 
sergeant, 2 aiutanti, 2 sergenti maggiori e tambur maggiore). Le 
compagnie erano riunite in due battaglioni ("1st Right", "2nd Left") 
comandati dai maggiori e la la e 5a avevano anche un piffero. In ogni 
compagnia era previsto un pioniere scelto tra «intelligent and active 
privateers». Sottufficiali e truppa erano ingaggiati per 5 anni con un 
premio («bounty») di 14 doUari e con giuramento («oath of allegiance») 
di servire il re d'Inghilterra e i suoi alleati nei paesi rivieraschi del 
Mediterraneo. II vestiario includeva giacca («jacket»), pantaloni, mezze 
ghette e 2 paia di scarpe con due suole di ricambio. 

II 20 maggio, nella lettera di accompagnamento delle Regulations 
spedite a Londra, Bentinck aggiungeva che gli ex-prigionieri avrebbero 
formato il 1° reggimento, che, una volta «clothed» a Malta, doveva 
essere spedito in Sicilia a Iccacia (Palermo) e inquadrato dagli ufficiali 
ex-austriaci, al comando del "tenente colonnello" Burke, mentre un 2° 
reggimento sarebbe stato costituito (a Carini, a 16 miglia da Palermo) 
con gli italiani licenziati dal servizio siciliano, dandone il comando al 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 242 



capitano Grant, che aveva servito ai suoi ordini in India nelle truppe 
dell'East India Company ed era uomo "d'onore e di coraggio"; «many» 
degli ufficiali ex-siciliani (piemontesi, svizzeri, austriaci) erano «very 
respectables)). 

I non italiani erano invece destinati ai battaglioni della King's German 
Legion di guarnigione in Sicilia. In giugno passarono al 2° reggimento 
16 ufficiali (1 maggiore, 5 capitani, 9 tenenti e 1 alfiere), 2 cadetti e 581 
"reclute venute dalla Spagna", ossia i disertori e i prigionieri delle truppe 
murattiane. In luglio il Reggimento Estero dell'esercito siciliano aveva 
gia ceduto alle truppe inglesi 1.157 uomini (di cui circa 250 alia KGL e 
900 al 2° italiano); i restanti formarono il "3° reggimento estero" 
dell'esercito siciliano [il 1° e il 2° erano format! dalle truppe napoletane, 
che a seguito della rivoluzione costituzionale erano state classificate 
"straniere"]. 



La conversione di Latour aiprogetti di Bentinck (12 settembre 1812) 

Nonostante I'ostilita del "parti to francese" di Palermo nei confront! 
dell'arciduca, il 26 luglio la regina Maria Carolina gli fece un'apertura, 
scrivendo a Latour [il quale doveva trovarsi ancora a Cagliari], che a 
Palermo era in corso «une mauvaise parodie singerie, aber plump und 
ungeputz [pesante e grossolana] de la revolution frangaise, sous la 
protection et la direction du ministre anglais». Questo sfogo con un'altra 
supposta vittima della perfida Albione era pero indirizzato all'uomo 
sbagliato. 

Tomato a Palermo, Latour fu infatti nominato da Bentinck, con o. d. g. 
del 12 settembre, brigadiere generale dell'esercito inglese e capo dei 
reggimenti dell 'Italian Levy; con lo stesso prowedimento Catinelli [che 
era stato in precedenza incaricato d'ispezionare le difese costiere della 
Sicilia] fu nominato tenente colonnello nello stato maggiore del corpo: 
entrambi con anzianita dal 1° gennaio. 

La data del 12 settembre 1812 e significativa: e quella della revisione 
del trattato anglo-siciliano che metteva a disposizione di Bentinck una 
divisione siciliana di 7.314 uomini, 681 cavalli e 24 pezzi, con impiego 
illimitato nel Mediterraneo, comandante inglese e brigadieri designati da 
Bentinck fira i general! borbonici. Ed e anche la data apposta da Latour 
ad un suo manifesto che segnava il suo defmitivo addio all 'Austria [del 
resto sempre detestata dalla tradizione politica sabauda] e la sua 
entusiastica adesione ai titanici progetti geopolitici di Bentinck; un 
manifesto redatto sotto forma di una Lettera [da Cadice] di uno 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 243 



spagnolo adun italiano per incitare gli italiani a seguire Vesempio della 
Spagna nel difendersi e render si indipendenti. 

L'ltalia, secondo Latour, aveva tutti i requisiti per diventare non gia 
una "Seconda Spagna", ma addirittura il perno della resistenza contro la 
dominazione napoleonica. La frammentazione in piccoli stati, rivali tra 
loro e troppo deboli per resistere all'invasione, poteva spiegare perche 
r Italia fosse caduta piu facilmente della Spagna «unita in un sol corpo 
politico)). I «piccoli stati» erano pero «caduti»; «Una (era) rimasta 
r Italia, siccome Uno (era) il Tiranno». Perche dunque, al contrario della 
Spagna, l'ltalia non era risorta? La ragione era che «negli affari della 
Spagna, vi intervenne I'lnghilterra, e negli affari d'ltalia vi intervennero 
dei Poteri Continentali. Onde in Spagna si cercava di liberare, cioe di 
dare la liberta, mentre in Italia solo si cercava di introdurre altro 
padrone)). Un « servo popolo, Gallo, Tedesco, Russo)) veniva solo per 
«signoreggiare)), non per «liberare)) gl'italiani. «L'Inghilterra chiamava 
il Spagnolo alia liberta, airarmi, alia gloria; il Straniero imponeva 
airitaliano, obbedienza, silenzio e contribuzioni)). 

Esemplare era I'appoggio inglese alia rivoluzione costituzionale in 
Sicilia: «domandatelo ai Siciliani; ognuno d'essi vi rispondera, gli 
Inglesi pur armarono la liberta, e la forza Nazionale; la liberta, col 
formare un libero Parlamento, e un giusto governo; la forza, 
coU'organizzare un'armata Siciliana)). Gli inglesi avrebbero fatto lo 
stesso a Napoli, Roma, Firenze, Milano, creando «una forte e libera 
Nazione italiana, che con pari virtu e piu stabile Governo, forse farebbe 
dimenticare al mondo gli antichi Itali, comunemente chiamati Romani)). 



// trasferimento del 1° e 2° reggimento in Catalogna (autunno 1812) 

II 5 ottobre Bentinck riferiva al War Office sulle nomine di Latour 
(«an officer of disguished merit and attacked to the person of Archduke 
Francis))) e Catinelli («who is universally considered and respected 
throughout the Austrian Army, and a follower of the Archduke 
Maximilian))). [L'indicazione dei referenti politici di Latour e Catinelli 
sembra suggerire che la doppia nomina intendeva bilanciare due diverse 
visioni circa il ruolo strategico deH'Austria e deH'Adriatico nell'impiego 
della leva italiana.] Bentinck si dichiarava inoltre soddisfatto del "rapido 
progresso" neH'organizzazione dei due reggimenti italiani, di cui aveva 
scambiato le sedi, trasferendo il 1° a Carini e il 2° a Palermo, per averli 
entrambi sott'occhio e fame il modello delle truppe napoletane (ossia del 
"2° Estero", gia Reali Presidi, chiamato a tale scopo a Palermo). 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 244 



Latour sperava che queste truppe fossero impiegate in Italia, come 
scrisse il 13 settembre a Nugent. Nella risposta del 20 ottobre il generale 
austro-irlandese gli spiego invece che I'intenzione del governo inglese 
era che Bentinck inviasse tutti i rinforzi che poteva al generale Maitland 
[gia sbarcato ad Alicante il 10 agosto]; lo scopo del viaggio di Nugent 
[in Sicilia] era proprio di portare a Bentinck questa richiesta, passando 
dalla Spagna per raccogliere informazioni. A Londra - spiegava Nugent 
- anche le persone piu inclini [alia causa italiana], come Bunbury, erano 
convinte che lo sforzo decisivo si doveva fare in Spagna. «C'eut ete 
inutile de lutter centre le torrent (...) 1' opinion publique (etait) sur ce 
point d'accord avec celle des ministres, et c'(etait) un crime de penser 
d'employer de troupes autre part qu'en Espagne». Non era pensabile che 
le truppe tornassero dalla Spagna prima di una vittoria decisiva. E poiche 
solo dopo si sarebbe fatto qualcosa da un'altra parte, bisognava 
contribuire a decidere la guerra in Spagna. Inoltre Bentinck era il solo da 
cui si poteva sperare qualcosa per I'ltalia, e bisognava percio aumentare 
il suo credito. 



// negoziato sull 'incorporazione degli esuberi sardi (autunno 1812) 

Nella lettera, Nugent aggiungeva che il numero dei prigionieri italiani 
in Inghilterra era in continuo aumento: si poteva pensare di formare un 
terzo reggimento, oltre a completare i primi due. Circa un mese prima, il 
26 settembre, I'arciduca aveva scritto da Cagliari a Latour che I'articolo 
segreto della pace di Vienna relativo agli ufficiali sudditi francesi in 
Austria era stato annullato. Conseguenza implicita era la possibilita di 
richiamarli al servizio austriaco, e dunque I'interruzione di quel canale 
di reclutamento per le leve italiane. In compenso se ne apriva uno nuovo 
in Sardegna, per la decisione di licenziare un quinto delle truppe, 
imposta, come in Sicilia, dalla crisi fmanziaria. Probabilmente anche su 
consiglio dell'arciduca, il governo sardo ofFerse i militari in esubero agli 
inglesi. II 9 ottobre il segretario di stato e di guerra, cavalier Gioacchino 
Alessandro Rossi, scriveva a Latour di fargli sapere se i siciliani o gli 
inglesi erano interessati a prendere in carico i «4-500» militari stranieri 
che dovevano essere licenziati, badando a specificare di non poter 
prowedere al loro trasporto in Sicilia per mancanza di naviglio militare 
idoneo e per I'impossibilita di pagare un viaggio a nolo e il vitto a bordo. 

Dai sondaggi di Latour scaturi un'offerta formale, tramite il ministro 
inglese a Cagliari: il 4 novembre Hill informava Castlereagh di aver 
ricevuto I'ofFerta di «5-600» uomini, inclusi alcuni ufficiali, da sistemare 
in qualche esercito alleato o nelle truppe inglesi in Sicilia, aggiungendo 
di aver avuto il consenso di Bentinck; credeva che il generale intendesse 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 245 



incorporarli neir«Italian Legion, the greater part of their recruits being 
from different parts of Italy». In appoggio alia richiesta, sottolineava che 
il governo sardo aveva agito saggiamente preferendo ridurre le truppe 
piuttosto che accettare il sussidio offerto dall'Inghilterra [che avrebbe 
compromesso la formale neutralita della Sardegna]. 



Gli ufficiali provenienti dal servizio sardo (marzo 1813) 

Nel marzo 1813 un regio viglietto di Vittorio Emanuele autorizzo 15 
ufficiali inferiori sardi a passare al servizio inglese nel 3rd Regiment 
Italian Levy, accordando loro anche una gratifica di 50 scudi. Gli 
ufficiali erano, in particolare: 

• 3 capitani (Giovanni B. Pigner e Carlo Borra dei cacciatori di Savoia e Onorato 
Spinetta del corpo franco); 

• 1 tenente (Paolo Onnis del corpo franco); 

• 1 chirurgo maggiore (Giovanni Antonio Boini, del corpo franco); 

• 8 sottotenenti (G. Piccaluga, Giuseppe Fancello, Giuseppe Ciusa e Luigi Grixoni 
della R. manna, Carboni giubilato, Luigi Fontana del reggimento provinciale di 
Bosa, de Carrion de Valverde dei cavalleggeri ed E. Accordi Pastour del genio); 

• 2 guardie del corpo (G. Mameli Clavesana e A. Mercolini). 



Al servizio inglese furono trasferiti inoltre anche 7 forzati. Forse si 
tratta degli stessi 7 soldati del Reggimento nazionale posto di guardia al 
convento di San Lucifero in cui venivano acquartierate le reclute della 
leva italiana. L'll marzo 1813 il capitano del 2nd Italian levy Giuseppe 
De Bouvier (o De Boviere), di professione negoziante, riferiva al barone 
Sourdiaux, comandante del deposito di Cagliari, sulle aggressioni 
commesse da fucilieri del reggimento nazionale contro 2 reclute (tra cui 
il quattordicenne Loddo) e le mogli di due soldati della leva italiana, e 
sul tumulto delle reclute contro I'ordine di consegna in caserma. 
negoziante nella vita civile e capitano al servizio inglese. II 22 marzo 
I'arciduca scrisse a Latour che gli avrebbe mandato il suo cavallo bruno 
mediante il 1° tenente Barro, uno dei tre ufficiali incaricati di condurre le 
reclute al [deposito] dei reggimenti italiani a Palermo. Barro, che aveva 
servito con molta bravura e distinzione nei cacciatori di Savoia, aveva il 
permesso del re di passare nelle leve italiane. II 26 maggio, prima di 
partire per Zante, I'arciduca raccomando per il grado di capitano anche 
De Grandis, gia insegna del reggimento svizzero Christ e autore dello 
schizzo suUa battaglia dell'Authion (1793). [Dopo lo scioglimento del 
reggimento (1800), De Grandis aveva cercato impiego in Sardegna: 
ammesso come vol Ontario nell'esercito borbonico, era finito come 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 246 



cadetto aggregate all 'Officio topografico di Palermo. Da qui era andato a 
Vienna, chiamato dal padre che sperava d'impiegarlo nella Landwehr, 
ma il 22 novembre 1812 era partito via Smirne e Malta arrivando a 
Cagliari ai primi di marzo del 1813, latere di una lettera per Latour.] 
Nella leva italiana fu in seguito ammesso anche il capitano Gaspare 
Andreis, nato a Barge nel 1785, entrato neH'artiglieria francese nel 1806 
e catturato in Spagna nel 1813. Infme vi fu trasferito, quale tenente 
colonnello del 3rd Regiment, Giambattista Ciravegna di Narzole, gia 
granatiere volontario del Reggimento Piemonte, ferito a Tolone nel 
1793, poi sottotenente degli ussari di Conde nel 1799-01. Passato al 
servizio inglese nel Reggimento svizzero Watteville, aveva combattuto 
sotto Abercrombie in Egitto, dove era stato ferito. Tomato in Egitto nel 
1807 come capitano dei granatieri della fanteria leggera siciliana, aveva 
espugnato la ridotta di Cleopatra presso Alessandria, difesa da 600 turchi 
con 16 cannoni. 



C. U Italian Levy in Catalogna 
(1812-14) 

L Italian levy e la Brigata siciliana in Spagna (14 nov. - 31 die. 1812) 

Nello "state" del 25 ottobre il 1° Reggimento italiano (Burke) contava 
40 ufificiali e 1.153 uomini. II 14 novembre il 2° (Grant) s'imbarco a 
Milazzo con 33 ufficiali e 1.184 uomini, insieme a 605 granatieri e 155 
artiglieri siciliani e 2.500 inglesi. Salpato il 15, il convoglio arrivo il 25 a 
Port Mahon, tranne alcuni trasporti costretti dalla burrasca a tornare a 
Palermo. Latour e Catinelli partirono il 26 col generale James Campbell 
(aiutante generale dell'Armata di Sicilia) e col 2° estero siciliano, il 
2/27th Foot e parte del 1° italiano (tutti gli ufficiali e circa 900 uomini: 
ne rimasero infatti in Sicilia 288, secondo lo "state" del 10 dicembre). II 
27 il primo convoglio prosegui per Alicante, dove le truppe sbarcarono il 
3 dicembre, acquartierate nei dintorni della citta a Santa Fas, San Juan e 
Muchamiel. 

I reggimenti italiani furono assegnati a due diflferenti divisioni: di 
conseguenza Latour non ebbe il comando della brigata e rimase, come 
Catinelli, addetto alio stato maggiore di Campbell (e poi di Clinton). In 
compenso i reggimenti avevano come maggiori due sudditi sabaudi, il 
savoiardo Henri Joseph Milliet barone di Faverges e di Challes, e il 
torinese Giuseppe Righini di San Giorgio. Sottotenente dei granatieri nel 
1793, Righini era passato nel 1805 al servizio di Ferdinando IV e nel 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 247 



1812 a quelle inglese. Faverges, nato nel 1775, ufficiale nel 1792, due 
volte gravemente ferito nella guerra delle Alpi, era passato al servizio 
austriaco nel 1796, ricevendo ancora una ferita nel 1799 e distinguendosi 
nel 1809 sull'Isonzo. Chirurgo maggiore del corpo era Thomas Shortt, 
gia chirurgo del 20th light dragoons e futuro capo dell'equipe di cinque 
chirurghi inglesi che il 5 maggio 1821 esegui a Sant'Elena I'autopsia di 
Napoleone certificando la morte per cancro alio stomaco. 

II 25 dicembre erano presenti ad Alicante 1.262 fanti (77 ufTiciali) e 
226 cavalieri (22 ufficiali) siciliani. Lo stesso giorno salparono dalla 
Sicilia altri 2 ufficiali e 176 uomini del 2° italiano, 14 e 325 calabresi, 22 
e 204 cavalieri e 77 e 1.185 fanti siciliani (1° estero), arrivati in Spagna 
il 31. L"'Armata Combinata" contava 15.280 fanti, 1.000 cavalieri e 36 
pezzi, al comando interinale di Campbell, in attesa di Bentinck. Oltre 
alia brigata "siciliana" (in realta tutti "esteri" napoletani) comandata dal 
colonnello brigadiere Gaetano Pastore, e ai due reggimenti italiani, il 
corpo includeva la divisione Carey dei corpi franchi calabresi (352 con 
16 ufficiali), 5.400 spagnoli (la Divisione "Mallorquina" formata nelle 
Baleari da Whittingham), 3.900 fanti (1/lOth, 1 e 2/27th, l/58th, l/81st 
Foot e battaglione granatieri) e 800 cavalli (20th light dragoons e ussari 
di Brunswick-Oels) inglesi, 2.000 annoveresi e 400 svizzeri (Dillon). 
Cooperavano con I'Armata anglo-siciliana anche altri 3.500 spagnoli 
(Divisione Roche, 4a dell'Armata di Murcia comandata dal generate 
Elio). 



// disarmo del 2° reggimento italiano a Xixona (8-lOfebbraio 1813) 

II 2° reggimento rivelo fin daH'inizio di essere assai meno afifidabile 
del 1°: nei primi due mesi ebbe infatti 137 disertori, un ottavo della 
forza. La ragione di fondo stava nell' essere composto in gran parte da 
galeotti napoletani che avevano gia disertato dall'esercito murattiano per 
passare in Sicilia con la speranza di poter tornare da li nel continente o 
almeno di vivere tranquilli in qualche sonnolenta guarnigione, e che non 
gradivano affatto di essere riportati in Spagna, e al fuoco. Contribuiva 
pero anche I'atteggiamento del colonnello Grant, che, secondo una nota 
riservata di Clinton, mancava delle qualita e deU'esperienza di Burke ed 
era «cordially detested by all the men of his regiment» per aver adottato 
«all the minute worry of the old British school». Non si pud escludere, 
pero, che le diserzioni - con passaggio al nemico - avessero almeno in 
parte una motivazione politica analoga a quelle che imperversavano nel 
battaglione di Brunswick-Oels (inquadrato nella 7th Division), i cui 
ufficiali scrivevano al loro sovrano in esilio in Inghilterra di richiamarli 
dalla Spagna per farli sbarcare alle foci dell'Elba e far insorgere la loro 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 248 



patria. Sentiment - come vedremo nel prossimo paragrafo - condivisi 
anche dagli ufficiali delle legioni annoverese e italiana. 

Assegnato alia Divisione Clinton, il 2° era dislocate a Xixona (Jijona), 
poco a Nord di Alicante. L'8 febbraio Clinton avanzo in ricognizione su 
Alcoy col 2° e un battaglione spagnolo. Durante la marcia 2 compagnie 
italiane furono decimate dalle diserzioni, malgrado gli sforzi degli 
ufficiali per trattenere gli uomini, tanto che Clinton ritenne piu prudente 
tornare a Xixona. Durante la notte le diserzioni continuarono e in due 
giorni passarono al nemico 86 uomini: I'ultimo gruppo si porto via pure 
un ufiiciale, e solo I'intervento di un caporale evito che I'uccidessero. 
Grant e gli altri ufiiciali dissuasero Clinton dal rimandare il reggimento 
ad Alicante, dicendogli che avrebbe disertato in massa strada facendo, e 
il generate spedi una stafFetta a chiedere istruzioni a Campbell. Arrivato 
di persona il mattino del 10, quest'ultimo ordino di disarmare gli italiani 
e di rimandarli ad Alicante scortati dal battaglione spagnolo (Murcia) e 
seguiti da una colonna inglese (l/27th e uno squadrone del 20th light 
dragoons), arrivata alle 5 di sera. Radunati in uno spazio aperto e sotto 
tiro degl'inglesi, gli italiani si lasciarono disarmare senza opporre 
resistenza, e, una volta arrivati ad Alicante, furono messi al sicuro a 
bordo delle navi da trasporto e sotto il tiro dei vascelli all'ancora. L'll 
febbraio Campbell ne informava Bentinck, dando atto a Grant di essere 
stato «unremitting and zealous» e al 1° reggimento (dislocato a 4 miglia 
da Alicante) di essere rimasto «steady». Dai 900 uomini che restavano 
nel 2° si poteva inoltre ricavare il "fondo" («foundation») di un corpo 
considerevole, «but much and careful needing will be required)). 

Clinton scrisse piu tardi al cognato Whittingham che la decisione di 
disarmare gli italiani era stata prowidenziale, perche erano sicuramente 
d'accordo coi francesi, i quali, appena un'ora dopo, mossero da Alcoy 
per attaccare Xixona, contando certamente sulla defezione italiana e 
ignorando la contromisura adottata da Campbell. A Clinton era rimasto 
solo un debole battaglione di granatieri, ma alle 8 di sera arrive da 
Palamos il l/58th (David Walker), in tempo per respingere la colonna 
nemica, che perse 6 prigionieri. Secondo Clinton la cosa peggiore, se la 
sorpresa fosse riuscita, sarebbe stato «the moral effect which it would 
have produced in the country [Spain]; where it would have been 
generally believed that a British battalion (for, being dressed in scarlet, 
they would have been supposed to be Britain) had fired upon the 
Spaniards and joined the French. To do away such an impression would 
have been a work of time and difficulty)). II 13 febbraio la posizione di 
Xixona fu rilevata dalla brigata siciliana. II 18, inoltrando a Wellington 
lettere ricevute a Cadice da Campbell, sir H. Wellesley commentava: «it 
seems that no great things are to be expected from the Italian levy)). 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 249 



La battaglia di Biar e Castalla (12-13 aprile 1813) 

Secondo i progetti il corpo doveva essere comandato da Bentinck, ma 
il tentativo di Ferdinando IV di riassumere il potere costrinse il generale 
ad annullare la partenza, e cosi, il 25 febbraio, il comando fu assunto dal 
generale Sir John Murray, il quale si propose di fissare le forze di Suchet 
suUa linea dello Xucar, per coprire uno sbarco di sorpresa a Valencia. II 
3 marzo la brigata siciliana prese parte alia prima ricognizione su Alcoy 
(ancora piu a N di Xixona) e il 6 i granatieri, col 27th Foot, penetrarono 
in Alcoy tallonando la ritirata nemica. II 1° italiano, partito il 5 marzo in 
ricognizione su Tibi, ebbe molti ammalati in conseguenza di un bivacco 
notturno (pneumonia tifoide) e fu colpito da oftalmia (probabilmente 
contratta a Palermo) in misura piu ampia degl'inglesi. Occupata la linea 
Tibi-Alcoy, il 17 un battaglione estero fu inviato all'estrema sinistra (a 
Sax, presso Elda, a NO di Alicante). II 19 tutta I'armata si concentre a 
Castalla [40 km a N di Alicante e ad O di Alcoy] su tre linee, con la 
destra a Castalla e la sinistra alle montagne di Tibi. II 20 la brigata 
siciliana avanzo su Biar, alle falde dei monti Cids, per sostenere 
I'avanguardia del colonnello Frederick Adam (includente i calabresi e il 
1° italiano) che occupava gli sbocchi del passo. II 26 marzo Murray 
ricevette pero ordine da Bentinck di rimandargli 2 battaglioni per 
fronteggiare il colpo di stato reazionario in Sicilia. I battaglioni (6th 
KGL e granatieri inglesi) sbarcarono a Palermo il 1° aprile, quando la 
crisi era gia stata risolta, ma tanto basto per scoraggiare Murray e porre 
fine alia sua offensiva. 

Fu allora Suchet a prendere I'iniziativa: travolta il 10 aprile una 
divisione spagnola a Yecla, il 12, muovendo da Villena, I'avanguardia 
francese attacco il passo di Biar. Barricato nel villaggio coi soli calabresi 
e aggirato dal nemico, Adam si ritiro in perfetto ordine, sostenuto dal 
resto della brigata e poi anche dai granatieri reali siciliani. L'Armata era 
schierata con la destra (Clinton) a Castalla e il centro (Mackenzie e 
Adam) e la sinistra (Whittingham) su un fronte di 3 km ad O della citta, 
appoggiato alle colline e fortemente trincerato. 

II 13 aprile Suchet scese da Biar e, visto impossibile I'aggiramento 
dell'ala destra inglese, concentre I'attacco sulla sinistra, tenuta dagli 
spagnoli. Malgrado la superiorita num erica (18.716 uomini e 30 pezzi 
contro 13.564 e 24 francesi) e I'ottima posizione, Murray rischio di 
perdere la battaglia mandando Catinelli da Whittingham con 1' ordine di 
aggirare a sua volta I'ala destra nemica, lasciando cosi una falla tra gli 
spagnoli e Adam. Murray in seguito nego di aver dato un tale ordine; tra 
le ipotesi ricordate da Oman, c'e che Catinelli I'avesse equivocate per la 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 



250 



sua scarsa padronanza dell'inglese. In ogni modo Whittingham riporto in 
tempo gli spagnoli sulle posizioni, mentre il 12 le de ligne, che aveva 
tentato di sfondare la sinistra di Adam (2/27th), fu respinto e inseguito, 
provocando la ritirata di Suchet sullo Xucar. Nell 'azi one si distinsero 
ancora una volta i calabresi e il 1° italiano, le cui perdite complessive (a 
Biar e Castalla) furono di 59 e 103 uomini: in particolare i calabresi 
ebbero 8 morti e 51 feriti (inclusi 2 ufficiali), il 1° italiano 23, 52 (3) e 
28 dispersi, contro 18, 92 (2) e zero del 2/27. II 2° italiano (con 
Mackenzie) e il 2° estero (con Clinton, presso il quale si trovava Latour), 
schierati al centro e all'ala destra, furono impegnati solo nel tardivo 
inseguimento ordinato da Murray. 



Tab. 1 - L'An^lo-Sicilian Army alia battaglia di Castalla (12-13 aprile 1813) 


Grande Unita 


Comandante 


Btg 


Forza 


Unita 


Advance Guard 


Adam, 
Frederick 


3 


1.179 


2/27'" (InmskiUing) Foot 
1 coy De Roll's (1* rifles) 
Calabrese Free Corps 
P' Italian Levy Regt (Burke) 


1" Division 


Clinton, 
William 
(Latour, 
Catinelli) 


5 


4.036 


1° Regg. Estero (Pastore) (2 Btg) 
4th Line Bn, King's German Legion 
1/58"' (Ruthlandshire) Foot 
2/67"' (South Hampshire) Foot 


2°'' Division 


Mackenzie, 
John 


5 


4.045 


De Roll-Dillon Provisional Bn 
2"" Italian Levy Regt (Grant) 
1/10"' (North Lincoln) Foot 
1/27"' (InniskiUing) Foot 
1/8 L' Foot 


Cavalry 




(7) 


1.036 


20"' Light Dragoons (2 sqs) 
Foreign hussars (80 men) 
Brunswick-Oels Hussars (2 sqs) 
1° Cavalleria siciliano (2 sq) 
Hus. de Almansa e Drag. Olivenza 


Artillery 




- 


500 


30 pezzi 


r' Spanish Div. 
"Mallorquina" 


Whittingham, 
Sir Samford 
(Col. Serrano) 


6 


3.901 


Reg. 2° Murcia, Reg. Guadalajara 
Reg. Cordoba, Reg. Mallorca (caz. y 
granad.), Reg. 5° Granaderos 


2°'' Spanish Div. 


Roche Philip K. 


5 


4.019 


? 


TOTALE. 


Sir John 
Murray 


24+7 


18.716 


30 pezzi 


NOTA. Al 25 dicembre 1812 il 1° Estero contava 1.262 uomini (77 ufficiali) e il 1° e 2° 
squadrone del 1° cavalleria 226 (22 ufficiali). Nell'agosto 1813 restavano in Spagna 1.150 
fanti (50 ufficiali) e 161 cavalieri (11 ufficiali). Al 1° ottobre la forza era di 597 granatieri e 
1.335 fanti del 1° estero. 



II fiasco di Tarragona (21 maggio-19 giugno 1813) 

Murray si limito a rioccupare Alcoy, e giustifico la sua inazione con il 
richiamo di forze in Sicilia e I'oggettiva mancanza di carreggio e di 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 25 1 



rifornimenti, che arrivavano solo dalla Sicilia e daH'Algeria. Tuttavia 
circa un mese dopo Wellington comincio a preparare I'offensiva contro 
Giuseppe Bonaparte che avrebbe portato alia battaglia di Vitoria e 
assegno a Murray il compito di bloccare Suchet insieme alle armate 
spagnole dei generali Elio, del Parque e Copons, per impedirgli di 
accorrere a Nord in sostegno di Giuseppe. In particolare Murray doveva 
minacciare Tarragona insieme con le forze catalane (Copons), mentre 
Elio e del Parque dovevano investire Valencia. La manovra impegnava 
ben 75.000 uomini, 43.000 spagnoli con 34 pezzi su Valencia, e 16.052 
di Murray e 15.761 di Copons su Tarragona. L'Armata di Murray 
conservava lo stesso ordine di battaglia precedente, con una forza di 
14.345 fanti, 801 dragoni e ussari e 906 artiglieri con 24 pezzi da 
campagna (2 batterie inglesi e 1 portoghese), piu un parco d'assedio. II 
1° italiano era sempre con Adam, e il 2° con Mackenzie: il 31 maggio 
avevano insieme 67 ufficiali e 1.451 uomini. II 4 giugno I'Armata 
contava 739 ufficiali e 15.313 uomini, inclusi 67 e 1.041 del 1° estero, 
228 e 4.624 di fanteria spagnola, 37 e 764 cavalieri (726 cavalli) e 53 e 
767 artiglieri. 

Imbarcatasi il 31 maggio, I'Armata sbarco il 2 giugno nella baia di 
Salou, 8 miglia a S di Tarragona, e, rinforzata da 7.000 catalani, il 4 
giugno investi la piazza, difesa dal generale Bertoletti con appena 1.600 
uomini. Meta erano italiani del 1/7° di linea, e il maggiore Faverges fu 
incaricato di indurli a disertare mandando nottetempo agli avamposti 
agenti di fiducia per convincere le sentinelle e offiire premi (16 pezzi 
forti di Spagna, aumentati a 20 e oltre per chi disertava con le armi e a 
30 per gli zappatori). Qualche risultato fu certo ottenuto, se il maggiore 
A Court chiedeva di designare un ufficiale per inquadrare i disertori. 

Nonostante I'esigua guarnigione e le opere in parte diroccate durante il 
precedente assedio francese, la piazza resistette eroicamente al fuoco 
delle batterie e delle cannoniere inglesi, effettuando sortite e respingendo 
un attacco debolmente abbozzato contro il Forte San Carlo. Non avrebbe 
pero potuto resistere se Murray avesse avuto il coraggio di attaccare la 
breccia aperta il 7 giugno. L'assalto era previsto per I'll giugno, e il 2° 
italiano doveva prendere il Forte Reale: ma, respinta da Bertoletti 
I'intimazione di resa, e avuta notizia di movimenti di forze francesi in 
direzione della piazza, Murray non voile rischiare e ordino il reimbarco, 
piantando in asso gli spagnoli, abbandonando 18 pezzi pesanti e 6.200 
proiettili e concludendo 1' assedio con 600 perdite contro 120 della 
guarnigione. Le truppe si reimbarcarono il 12, ma I'indomani, comparsa 
in lontananza una debole ricognizione francese, Murray fece sbarcare di 
nuovo 2 compagnie del 1° italiano, che non riuscirono pero a prendere 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 252 



contatto col nemico. Salpata finalmente il 16 giugno, rArmata fece scalo 
a Balaguer, dove incontro Bentinck in arrivo dalla Sicilia. 



La campagna di Bentinck in Catalogna (19 giugno - 21 settembre) 

Piegato con la forza il conato di Ferdinando IV e ristabilito il vicariato 
generale (29 marzo), e assicuratosi che Murat non avrebbe attaccato la 
Sicilia, Bentinck era partito il 30 maggio col vasceWo America, unendosi 
poi alia squadra deirammiraglio Pellew. Sbarcato a San Felipe e rilevato 
il comando da Murray [sottoposto nel 1814 alia corte marziale, che fu 
clemente], Bentinck penso giustamente che il modo migliore di eseguire 
il compito assegnato da Wellington all' Armata della Spagna orientale era 
di raggiungere Elio e Del Parque a Valencia. Fatto saltare il forte di 
Balaguer per non dovervi lasciare un presidio, salpo il 19 [due giorni 
prima della battaglia di Vitoria]. Ritardata da una tempesta che costo 4 
navi, TArmata shared il 22 ad Alicante, seguita il 25 da rinforzi siciliani. 
La Divisione Clinton fu riorganizzata su 2 brigate, la "destra" siciliana e 
la "sinistra" italiana (comandata da Latour); la cavalleria siciliana fu 
riunita con I'inglese agli ordini di Lord Frederick Bentinck, fratello del 
generale in capo, e i calabresi rimasero nell'avanguardia (Adam). 

Avendo Suchet abbandonato Valencia per concentrare le forze in 
Catalogna, Bentinck decise di occuparla e il 3 luglio mosse su Alcoy. Lo 
stesso giorno riferiva a Latour di aver parlato a Wellington della 
situazione sanitaria della brigata italiana e che uno dei chirurghi era stato 
rimosso. Contava di partire per I'lnghilterra e di essere a Portsmouth 
entro tre settimane. II 9 luglio I'Armata entro a Valencia. Ripresa la 
marcia il 18, il 21 la la Divisione era a Vinaroz, dove fu raggiunta il 23 
dalla 2a. Intanto si cercava di costruire un ponte sull'Ebro, traghettato 
poi il 26 e 27, mentre la la Divisione era gia arrivata via mare a 
Balaguer, dove il 28 si riuni tutta I'Armata. II 29 Bentinck mosse su 
Tarragona e il 30 investi la piazza, occupando il colle dell'Olivo. Qui si 
trovava la brigata siciliana, sostenuta da quella italiana, mentre Adam era 
al caposaldo esterno di Altafulla [sulla costa, poco a N di Tarragona]. Da 
un dispaccio di Clinton del 14 agosto risulta che Latour aveva qualche 
difficolta con la lingua inglese: contava pero sulla traduzione del 
capitano Shearman, ufficiale di collegamento con gli italiani. Tarragona 
fu comunque soltanto bloccata e il 17 agosto, fatte saltare in aria le 
rimanenti fortificazioni, il presidio si ritiro dietro il Llobregat presso 
Barcellona. 

Occupate Tarragona, Reus e Villaseca, I'Amata avanzo poi sulla linea 
da Villafranca a Vinaroz, con posti avanzati alle gole di Ordal (tra le valli 
di Villafranca e il Llobregat) e un posto intermedio a S. Golgat. II 25 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 253 



agosto i due reggimenti italiani (Divisioni Clinton e Mackenzie), 
avevano 1.946 presenti (989+957), inclusi 71 ufficiali (35+36). II 26 
Clinton ordinava a Latour di lasciare agli spagnoli il blocco di Tortosa e 
d'inseguire il nemico con Sarsfield e TArmata di Catalogna. Attestatosi 
sul Llobregat, il 12 settembre Suchet sferro la controfFensiva da Molinos 
del Rey. Troppo sicuro della sua posizione, Adam aveva trascurato di 
collocare un avamposto al burrone che proteggeva il suo accampamento: 
cosi, verso mezzanotte, i francesi poterono attraversare indisturbati lo 
stretto ponte, schierarsi e sorprendere il campo inglese nel sonno. Adam 
riusci a malapena a ritirasi in disordine a Villafranca, con un bilancio di 
600 perdite contro 270. II 13 Bentinck ripiego dietro Arbos protetto da 8 
pezzi e dalla cavalleria di Frederick. Nell 'azi one si distinse la cavalleria 
siciliana, caricando quella francese che cercava di penetrare in 
Villafranca. La ritirata prosegui poi per Vendell e Tarragona, lasciando 
un caposaldo a Santa Cristina. Intanto Tarragona fu fortificata 
trasportandovi tutto il materiale da guerra lasciato ad Alicante e il 21 
settembre le truppe assunsero i loro quartieri; la cavalleria e gli spagnoli 
a Reus, la fanteria a Tarragona. 



// ritorno di Bentinck a Palermo (3 ottobre - 4 dicembre 1813) 

In Sicilia, intanto, il partito costituzionale era stato messo alle corde 
dall'appoggio strumentale dei reazionari alia fazione rivoluzionaria, con 
la paralisi del parlamento e la formazione (il 28 luglio) di un nuovo 
ministero reazionario. II 15 agosto il duca d'Orleans, sostenitore della 
rivoluzione liberale, scriveva a Bentinck da Palermo che il "partito 
francese" (cioe la corte borbonica) aveva rialzato la testa e che il 
generale doveva tornare subito, perche la situazione stava precipitando. 
A suo awiso il comando del Mediterraneo non era cumulabile con 
quello della Spagna Orientale: sperava che le truppe siciliane, la leva 
italiana e qualche battaglione inglese potessero tornare per agire in Italia. 
Era prematuro portare la guerra in Francia, come sembrava volere 
Wellington; piuttosto si dovevano sollevare le province del Midi. II duca 
riferiva inoltre della partenza dell' arci duca Francesco d' Austria Este per 
Zante, da dove gli aveva scritto il 27 luglio. 

La sconfitta di Ordal consenti a Bentinck di sganciarsi dalla Spagna, 
owiamente col consenso (e con sollievo) di Wellington. Imbarcatosi il 
22 settembre a Tarragona, sbarco a Palermo il 3 ottobre, e subito riprese 
il controllo, impose al vicario generale Francesco di Borbone la nomina 
di un nuovo ministero costituzionale, fece sciogliere il parlamento e, con 
proclama del 30 ottobre, assunse prowisoriamente i poteri di polizia. II 
4 dicembre espose al vicario generale il progetto, poi defmito da lui 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 254 



stesso un mero "sogno filosofico", di cedere I'isola all'Inghilterra in 
cambio della restaurazione sul trono di Napoli e di un ingrandimento 
territoriale a spese del papa. 



Le operazioni in Spagna dall'ottobre 1812 al marzo 1814 

A seguito della caduta di San Sebastian e Pamplona e della ritirata 
francese ai Pirenei, il 22 ottobre il quartier generale e la divisione 
Mackenzie avanzarono a Villafranca e il 24 la brigata napoletana fu 
alloggiata a Torreybarra. Burke fu inviato in Inghilterra a reclutare altri 
prigionieri italiani, e il comando dei due reggimenti italiani fu attribuito 
a Righini e Faverges, promossi tenenti colonnelli. L'Armata rimase a 
Sud di Barcellona, sostenendo occasionali scontri a Ordal, finche il 18 
gennaio Clinton forzo le posizioni di San Vicente e penetro nella valle 
del Llobregat. II 6 febbraio TArmata blocco Barcellona. II 14 la brigata 
napoletana fu inviata con una inglese alle gole di Martorell per catturare 
le guarnigioni di Lerida, Mequinenza e Moncoa le quali, ingannate da un 
falso ordine scritto da un aiutante di Suchet (Juan van Hallen) si erano 
arrese a condizione di potersi liberamente ritirare a Barcellona: 
accerchiate, dovettero deporre le armi: tra esse c'era anche il generale 
Lamarque. II 19 febbraio la brigata torno sotto Barcellona attestandosi a 
San Felice e Sarria, dove il 23 respinse una sortita francese. II 3 marzo 
Ferdinando VII di Spagna passo per Sarria, salutato dall'esercito, 
proseguendo per Molinos del Rey e Valenza. 



D. La ripresa del progetto italiano 
(24febbraio-3 1ugliol813) 

La ripresa del progetto italiano (24 febbraio 1813) 

Come scrive Oman, nell'inverno 1813 Wellington dovette «discourage 
side-shows», ossia progetti di distogliere forze dalla Spagna per aprire 
fronti insurrezionali in Olanda (capeggiato dal principe d' Orange, allora 
ADC di Wellington), Germania (con I'impiego della King's German 
Legion) e in Italia. La sconfitta di francese in Russia sembrava infatti 
riaccreditare la teoria di Lord Liverpool che Napoleone si sarebbe 
ritirato dalla Spagna per difendere la Germania: ma questi progetti 
rischiavano di compromettere il piani di Wellington per la campagna 
decisiva, culminata il 21 giugno a Vitoria. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 255 



II piu insidioso di questi progetti riguardava 1' Italia. Bentinck aspirava 
ad emulare Wellington con una "sua" guerra Peninsulare, e anche per 
questo aveva inizialmente rinunciato a comandare I'Armata di Alicante. 
Inoltre aveva incontrato rammiraglio Greig, comandante della squadra 
russa del Mar Nero, il quale, di propria iniziativa, aveva ofFerto agli 
inglesi 15.000 uomini deH'Armata del Danubio, da imbarcare a Odessa e 
impiegare in Italia o, in alternativa, in Spagna. Inoltre i commercianti 
inglesi di Messina premevano per riaprire le esportazioni nel Continente: 
e fu su loro impulso che Bentinck decise la rioccupazione della vecchia 
base borbonica di Ponza, evacuata alia fine del 1809. II 15 febbraio 
1813, a Palermo, il fuoriuscito napoletano Tommaso Reale presento a 
Bentinck un promemoria su un piano insurrezionale in Piemonte, 
Svizzera e Tirolo. II 24 febbraio, proprio mentre una forza navale inglese 
cominciava I'attacco contro Ponza, il generale scriveva a Bathurst che 
era necessario agire in Italia. La soluzione della guerra non poteva 
awenire in Germania, perche la Russia sapeva combattere solo in difesa; 
le forze inglesi nella Spagna Occidentale erano sprecate, perche 
Wellington era troppo distante, ne si poteva avanzare verso di lui, senza 
la cavalleria necessaria per operare in terreno aperto e con truppe 
spagnole buone a nulla. Senza contare che in Spagna gl' inglesi erano 
solo ausiliari, mentre in Italia sarebbero stati protagonisti. L'esercito 
siciliano fmalmente funzionava, le forze francesi in Calabria erano al 
minimo, e una volta presa Napoli si poteva marciare al Nord con 30- 
40.000 uomini, sfruttando I'arciduca Francesco e il duca d'Orleans, 
generi dei re di Sardegna e di Sicilia, per far defezionare sia italiani che 
francesi. L'arciduca era poi ottimo anche come capo politico. 



La stroncatura di Wellington 

Sapendo che occorreva il consenso di Wellington, Bentinck indirizzo 
anche a lui una copia del progetto: ma il duca protesto energicamente 
con Bathurst, sostenendo che operazioni limitate come lo sbarco della 
leva italiana non bastavano a incoraggiare insurrezioni, per quanto ostili 
fossero ormai gli italiani al dominio francese. Per riuscire, occorreva 
impiegare inizialmente almeno 30-40.000 uomini. Gritaliani preferivano 
certamente il dominio inglese a quello francese o austriaco, e avrebbero 
formato una grande armata: ma il governo inglese era pronto ad armaria 
ed equipaggiarla, e a sostenere una nuova guerra su vasta scala? 



Reale, la "Vienna Branch ", ipiani di Latour e la notaper Nugent 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 256 



Reale aveva un posto nei piani di Bentinck, come risulta da una sua 
"Nota di persone disposte a dirigere e sostenere sollevazioni contro i 
francesi in diverse citta d' Italia", datata Palermo 14 marzo 1813. II 21 
marzo Bentinck informava Castlereagh di aver scelto come capo della 
"Vienna Branch" il maggiore Dumont, gia ufficiale austriaco e fiduciario 
di Latour, al quale, insieme a Nugent, era owiamente attribuita I'alta 
direzione del moto insurrezionale. 

In una nota per Nugent, Latour gli chiedeva di reclutare addirittura 
250-300 ufficiali austriaci, soprattutto subalterni, di tutte le armi, inclusi 
cavalleria, artiglieria genio, facendoli passare da Giannina o da Scutari 
e Durazzo, perche Bentinck voleva mettere in campo un'armata di 
20.000 uomini, inquadrata da ufficiali austriaci. Nugent doveva inoltre 
coordinare direttamente il piano insurrezionale italiano e stabilire un 
comitato centrale per coordinarlo coi piani insurrezionali in Dalmazia, 
Illiria, Tirolo e Svizzera. Doveva designare capi nelle citta principali 
italiane, comunicando loro solo la parte indispensable del piano. Lo 
scopo finale era la liberazione totale dell'Italia, «a laquelle I'Angleterre 
desire donner une organisation politique forte, durable, liberale et 
nationale»; il modello costituzionale del nuovo stato restava imprecisato, 
perche «le voeu seul de la nation italienne decidera en derniere analise 
de son organisation politique future, puisque I'Angleterre, animee d'un 
noble desintereessement veut se borner a la soutenir». La propaganda 
doveva pero puntare sulla riforma parlamentare, con una camera dei pari 
(senato) e una dei comuni (rappresentanza delle citta), sul ristabilimento 
del Santo Padre, sul ruolo "antinazionale" al quale i francesi avevano 
condannato I'esercito italiano, sull'abolizione della coscrizione e delle 
imposte. 

Le speranze di Latour furono pero di breve durata. La prova di forza 
con la corte di Palermo, seguita dalle aperture negoziali di Murat, misero 
ancora una volta in soffitta I'apertura del fronte italiano. Ancora ai primi 
di luglio, pero, Latour approfitto dell'annunciata partenza di Bentinck 
per ringhilterra per indirizzargli un ultimo appello, in cui vantava la 
buona prova data dal 1° reggimento a Castalla e la fondata speranza che 
anche il 2° [in ricostituzione in Spagna] e il 3° [in formazione a Palermo 
con gli esuberi sardi] potessero comportarsi altrettanto bene. Le persone 
di buon senso, sosteneva Latour, dicevano di mandarli in Italia: e invece 
li mandavano ad Alicante, dove si tenevano inutilmente 8.000 uomini, 
perduti in ogni caso per le febbri. Senza pensare che, se I'ltalia restava 
francese, avrebbe fornito nell'anno I'equivalente di 10 armate di Suchet. 



// ritorno dell 'arciduca a Lissa e Fiume (luglio-novembre 1812) 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 257 



Cominciando a percepire che gli ozi di Cagliari potevano costargli 
restromissione dalla questione italiana, gia nel marzo 1813 I'arciduca 
aveva progettato di partire per Zante prima dell' estate. II 27 maggio, 
dopo aver incontrato Andreis e Gregg, reduci da Castalla e in quarantena 
a Cagliari, scrisse a Latour che gli ufficiali della leva italiana erano 
disgustati di essere impiegati in una guerra e in una forma ben diverse 
dalle loro aspettative. Come risulta da una lettera del 26 giugno, la 
partenza fu pero decisa a seguito della notizia dell'armistizio tra 
Napoleone e gli Alleati e della conferenza di pace, che faceva ritenere 
imminente I'evacuazione della Spagna. La lettera menziona anche 
Catinelli (aveva scritto dalla rada di Salou), Andreis (contava di andare a 
Mahon alia prima occasione), De Grandi (sperava di ottenere a Palermo 
il grado di capitano o almeno di primo tenente esibendo un attestato che 
lo qualificava "ufficiale matematico" del reggimento Christ) e il barone 
de Guenoens (intendeva andare in Catalogna per chiedere un posto di 
capitano nella leva italiana). 

II 3 luglio il maggiore A' Court informava Latour che il Tremendous 
(capitano Campbell) era diretto a Mahon per imbarcare I'arciduca e la 
moglie: li compiangeva, data la notoria rozzezza di Patrick Campbell. II 
27 luglio I'arciduca comunicava da Zante al duca di Orleans di essere in 
partenza per Cefalonia e di li per Vienna, dove Metternich gli aveva 
imposto di tornare, con I'intimazione di troncare i rapporti con i suoi 
sostenitori italiani. La situazione muto tuttavia radicalmente con la 
ripresa delle ostilita in Germania, I'entrata in guerra dell'Austria (12 
agosto) e la ritirata franco-italiana (30 settembre). Tomato a Lissa e 
sbarcato poi a Fiume il 16 ottobre, il 6 novembre I'arciduca ragguagliava 
Latour sulla vittoria di Lipsia, la capitolazione del castello di Trieste, 
I'avanzata a Treviso, la presa delle Bocche di Cattaro da parte di 
Brunazzi. II maggiore Frizzi gli aveva portato le lettere scrittegli da 
Latour il 9 agosto e 22 settembre da Tarragona e lo pregava di salutargli 
Andreis e Leveroni. 



E. II corpo Nugent sulla destra del Po 
(3 novembre 1813-17 aprile 1814) 

II piano di Nugent 

II 14 ottobre, da Palermo, il duca d'Orleans aveva affidato al capitano 
di SMG siciliano Francesco Saverio Del Carretto, in partenza per la 
Spagna, una lettera per Wellington in cui gli comunicava che Nugent era 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 258 



in Croazia e intendeva fare "un salto preparatorio e combinato col 
nostro" in Italia. L'accenno si riferisce chiaramente al progetto di uno 
sbarco simultaneo da Fiume in Romagna e da Milazzo in Lunigiana, per 
soUevare i due versanti degli Appennini, tagliare i collegamenti tra la 
Lombardia e 1' Italia centrale e agevolare I'aggiramento deWArmee 
d'ltalie dalla destra del Po. L'idea di Nugent fu recepita a Palermo da 
Catinelli, il quale - come diremo meglio nel prossimo paragrafo - 
presento il 7 novembre a Bentinck un piano per sbarcare in Toscana e 
soUevare la Lunigiana col 3° reggimento della leva italiana. Lo sbarco 
awenne effettivamente il 10 dicembre, ma I'operazione si risolse in un 
fiasco. 

Favorito dal fatto di avere un grado piu elevato di quello di Catinelli, 
da una plena intesa con il comandante della forza navale inglese in 
Adriatico, ammiraglio Thomas Freemantle, dal prestigio guadagnato con 
la fulminea liberazione della Croazia e dell'Istria, dalla prossimita alle 
linee di operazione dell'Armata austriaca d'ltalia e dal mutamento di 
fronte dell'Armata napoletana, Nugent riusci invece a raggiungere tutti 
gli obiettivi che si era prefissato, anche se le esitazioni di Hiller e poi di 
Bellegarde, I'ambiguo atteggiamento di Murat, e la valorosa resistenza 
deWArmee d'ltalie non consentirono di sfruttare fmo in fondo le 
opportunita che aveva aperto alle operazioni alleate. 

II piano di Nugent riprendeva quello gia abbozzato il 27 novembre 
1812 dall'agente a Lissa J. M. Johnson per prendere Comacchio, basata 
su una ricognizione personale dei luoghi e delle forze nemiche. L'idea di 
Johnson era pero di una semplice dimostrazione tesa a mettere in 
evidenza che I'ltalia era sguarnita e il nemico vulnerable, alio scopo 
d'incoraggiare gl'italiani a insorgere. Quello di Nugent era invece un 
vero e proprio piano strategico e operativo, funzionale alio sfondamento 
della seconda linea di resistenza franco-italiana, al blocco di Venezia e 
alia manovra aggirante da Occhiobello sulla destra del Po. 

La debolezza del piano era di non tener conto alcuno dell'Armata 
napoletana. Quello che in origine era un azzardo, si trasformo poi, col 
passaggio di Murat nel campo alleato, in un fattore piu ambiguo; da un 
lato un vantaggio, perche la presenza delle forze napoletane dissuadeva 
una controffensiva decisa delle forze franco-italiane; ma dall'altro lato di 
freno, perche I'ordine di Bellegarde di cooperare a tutti i costi con un 
alleato infido impedi a Nugent di sviluppare fmo in fondo il suo disegno 
strategico. Percio si trovo spesso ai ferri corti con Murat: e non a caso fu 
proprio a lui che Metternich commissiono la puntigliosa confutazione 
(diffusa nel novembre 1814) del Memoire historique sulla propria 
condotta politica e militare dalla battaglia di Lipsia alia pace di Parigi 
presentato da Murat al congresso di Vienna. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 259 



La preparazione della spedizione (3-13 novembre 1813) 

Dopo la liberazione dell'Istria, Nugent aveva concorso al blocco di 
Trieste. A seguito della resa della citta (29 ottobre), la sua brigata fu 
assegnata di rinforzo all'ala sinistra deH'Armata austriaca; concertatosi 
con Freemantle, il 3 novembre Nugent chiese al suo superiore, tenente 
maresciallo Radivojevich, di autorizzarlo a sbarcare alle foci del Po, 
riuscendo a convincerlo che 2.000 uomini in piu sul fronte dell'Adige 
sarebbero serviti a poco, mentre, impadronendosi dei punti di passaggio 
del Po, avrebbero consentito all'ala sinistra austriaca di manovrare sulla 
destra del Po in direzione di Piacenza, tagliando le comunicazioni del 
nemico con I'ltalia centrale e costringendolo a ritirarsi sul Ticino per 
evitare 1 ' aggiramento . 

Tenuto conto della cattiva stagione e della mancanza - nella sponda 
italiana dell'Alto Adriatico - di porti in grado di ricevere grosse navi, 
Freemantle e Nugent scelsero come punto di sbarco la baia di Goro, 
protetta dalla bora anche se esposta alio scirocco. Freemantle distacco 
per I'operazione il commodoro Charles Rowley col suo vascello Eagle e 
col Tremendous di Campbell [quello che aveva portato I'arciduca in 
Adriatico], piu il brick Wizard (capitano Moresby), la bombarda N. 8, 3 
cannoniere austriache e 29 trasporti requisiti a Trieste e nei porti vicini. 
Non potendo tenere nascosti i preparativi, si cerco d'ingannare il nemico 
sulla destinazione della spedizione, spargendo la voce che fosse diretta a 
Venezia, mentre con acquisti di carte della Dalmazia e piani delle sue 
piazzeforti, si cerco di far credere che il vero obiettivo segreto fosse 
Zara. 

La notte del 9-10 novembre furono imbarcati 13 compagnie (2.060) di 
confmari croati (GR N. 5 Warasdiner Kreuzer) e fanti ungheresi (IR N. 
52 Herzherzog Franz Carl), il battaglione anglo-svizzero di Lissa (600) 
comandato da Robertson, mezzo squadrone di ussari (73) e 41 artiglieri 
con 14 cavalli e 12 pezzi (6 austriaci e 6 inglesi, inclusi 2 da montagna), 
molte munizioni, attrezzi e putrelle e 16 giornate di viveri. Al mattino 
VElizabeth (capitano Power) e 4 trabaccoli salparono con a bordo il 
capitano Zuccheri, addetto alio SM del QMG, e 1 compagnia di croati, 
incaricati di effettuare una diversione alle foci del Sile e del Piave. 
Rowley salpo invece a mezzanotte, sfilando lungo la costa meridionale 
dell'Istria per confondere le spie francesi. Al mattino dell' 11 volse pero 
la prora, e il 12 giunse in vista della costa italiana. La sera ci si prepare 
per lo sbarco, ma la bora levatasi durante la notte spinse la flottiglia fmo 
a Rimini. I marinai inglesi riuscirono a tenere unita la flottiglia (sia pure 
con la perdita di 2 trasporti, uno affondato e uno, con 143 croati. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 260 



disperse), anche se Rowley dovette gettare I'ancora in mare aperto per 
evitare lo schianto dei vascelli sulla costa. La bora aveva pero favorito la 
diversione di Zuccheri, che il mattino del 13 prese i forti di Cortellazzo 
(70 uomini e 4 pezzi) e del Cavallino. II mattino del 14 il vento si calmo 
e a sera Rowley pote gettare I'ancora a 3 km da terra. 



Lo sharco a Goro e I 'avanzata su Ferrara e Rovigo (15-20 novembre) 

All 'alba del 15 il capitano Birnstiel sbarco con 2 compagnie croate e 1 
ungherese e prese il Forte di Volano (3 ufficiali e 93 uomini). Mentre il 
nemico ripiegava dal Bosco Grande su Mesola, Birnstiel prese senza 
colpo ferire i Forti di Gorino, di Goro (armato con III-36 e 1-3) e della 
Gnocca (11-24, 1-3 e 41 uomini). Intanto Nugent sbarcava la riserva, e il 
capitano D'Aspre e Robertson, prese 1' Opera e la Torre di Volano e 1 
scialuppa cannoniera, si irradiavano a O su Pomposa e a S su Comacchio 
e Magnavacca. 

II 16, mentre Nugent fortificava Volano, Birnstiel si spinse a NO 
occupando Mesola, Ariano e I'isola di Papozze, dove, rimontando il Po 
di Goro, arrivarono le 3 cannoniere austriache, quella presa a Volano 
(con equipaggio inglese) e qualche trasporto con attrezzi da zappatore 
per sbarrare la strada da Ferrara. A O, il maggiore Wittman avanzo da 
Pomposa a Codigoro col battaglione ungherese, mentre a S, occupate 
Magnavacca e Comacchio evacuate dal nemico, i croati si attestarono a 
S delle Valli, con due teste di ponte in prima linea verso Ravenna sulla 
destra del Lamone, e due in seconda sulla destra del Po di Primaro (a 
Sant' Alberto e verso la foce del Reno). In due giorni le foci del Po erano 
in mano a Nugent, e il nemico si era ritirato in opposte direzioni, dopo 
aver perduto 11 opere, 18 bocche da fuoco e almeno 200 prigionieri. 

Awisato dello sbarco la notte del 16-17, il principe Eugenio distacco 
il maggiore Merdier con 2 battaglioni (42e de ligne e V/ler etranger), 50 
cavalli e 4 cannoni per coprire o riprendere Ferrara. La citta, evacuata 
dal presidio (500 italiani), fu pero occupata la sera del 18, e Birnstiel si 
spinse fmo all'importante nodo fluviale di Pontelagoscuro, catturando un 
convoglio di viveri per Venezia. II 19, raggiunto a Ferrara dagli 
ungheresi, Nugent spicco partite a O (su Bondeno) e a SE (a Malalbergo 
e Traghetto sul Reno), per collegarsi coi croati attestati sul Lamone, e 
una colonna volante a sequestrare le merci dirette via Po a Venezia, e, 
passato il Po, a sera entro a Rovigo, gia evacuata dai francesi, dove il 20 
si college con la Divisione Rebrovich, mandatagli incontro da Hiller e 
proveniente da Cavarzere. Intanto Birnstiel, con 82 fanti e 10 ussari, 
prese il posto di Badia Polesine difeso da 125 fanti e 60 cacciatori 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 261 



francesi, catturando 3 ufficiali e 50 uomini, e aprendo le comunicazioni 
con gli austriaci. 



Lafallita controffensivafranco-italiana (23 novembre - 3 dicembre) 

Nugent continuava a stupirsi della facilita con cui stava affondando il 
coltello nel burro. Non conosceva infatti il suo awersario, il generale 
italiano Domenico Pino, un ambizioso che preferiva I'intrigo politico 
all'assunzione di rischi e responsabilita. Resosi finalmente conto di aver 
sottovalutato la pericolosita delle operazioni di Nugent, il 23 il vicere 
ordino al generale di brigata Vincent Martel de Conchy di marciare 
dall'Adige su Ferrara con 1.200 fanti francesi e 200 cacciatori a cavallo 
italiani (del 3° reggimento). Mentre Conchy avanzava da Trecenta, Pino 
ordino alle truppe italiane di Ravenna di attaccare Comacchio per 
tagliare le comunicazioni di Nugent col mare. II 24, 500 italiani 
attaccarono il Forte di Magnavacca, difeso da 800 inglesi e croati: altri 
250, entrati a Comacchio, furono messi in fuga dagli abitanti, mentre 
I'intervento del Wizard salvo il forte facendo ritirare gli italiani. II 25 
Nugent era a Ferrara con 1.000 uomini, mentre I'arciduca Massimiliano 
teneva Pontelagoscuro con 3 compagnie e 2 pezzi; il resto assicurava, 
lungo il Reno, le comunicazioni con Rowley, attestato a Volano. 

II 26 Pino e Merdier sloggiarono gli avamposti e attaccarono Porta 
Reno; la difendeva Robertson, che, smascherati i pezzi, inchiodo 
I'attacco a 50 passi dalle mura della citta. Falli anche un secondo attacco 
notturno, ma intanto I'arciduca vide sfilargli davanti Conchy diretto a 
Polesella, sul Po a valle di Ferrara, mentre Rowley comunico che una 
colonna di 1.800 italiani (colonnello Scotti) era in marcia da Ravenna su 
Comacchio. Temendo di essere tagliato fuori, Nugent evacuo nottetempo 
Ferrara (occupata il 27 da Pino e Merdier) e si ritiro a Finale di Rero sul 
Po di Volano, mentre I'arciduca, sulla sinistra del Po, si attesto a 
Crespino. 

Fortunatamente per gli austriaci, Pino rimase inattivo a Ferrara e 
Conchy si awicino tanto lentamente a Rovigo da dare il tempo agli 
austriaci di spiccarvi un battaglione, e il 29 si ritiro nuovamente su 
Trecenta (presso la piazza di Legnago). Ricevuti rinforzi, il 3 dicembre 
Conchy prese Rovigo infliggendo al nemico 611 perdite contro 48, ma 
stupidamente si ritiro di nuovo. Secondo Maurice Weil (III, 162-3), la 
mancata rioccupazione di Rovigo ebbe conseguenze incalcolabili per la 
campagna; impedi infatti di sbloccare Venezia e di costringere Nugent al 
reimbarco, e, soprattutto, incoraggio Murat a proseguire la sua marcia su 
Ancona e il suo progetto di defezione da Napoleone. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 262 



La controffensiva di Nugent e ilproclama di Ravenna (6-10 dicembre) 

Intanto Nugent aveva ristabilito le comunicazioni con TArmata per 
Mesola, e, ricevuti rinforzi, il 6 dicembre attacco con 2.000 uomini la 
linea nemica alle foci del Reno, mentre Moresby, attraversata la laguna 
di Comacchio, sbarcava a S. Alberto. Diretti personalmente da Rowley, i 
marinai inglesi misero a terra alcuni battelli e, sotto il fuoco nemico, 
improwisarono un ponte di barche consentendo il passaggio del Primaro 
all'avanguardia di Nugent (comandata dal valoroso tenente colonnello 
degli ussari barone Mathias von Gavenda). II nemico dovette ritirarsi di 
nuovo a Ravenna, e Rowley consolido il ponte e il Forte. Sfruttando il 
successo, il 7 Nugent prosegui su Ravenna, catturando 200 prigionieri ed 
entrando in citta, gia evacuata da Scotti, che divise le sue forze tra 
Cervia e Forli. Restavano, sul fianco meridionale di Nugent, le forze 
napoletane in arrivo ad Ancona. E in effetti il comandante della piazza, 
Barbou, ne richiese I'intervento su Rimini, ma il generale d'Ambrosio 
rispose di non potersi muovere senza ordine del suo sovrano. 

L'8 dicembre I'arciduca Massimiliano s'imbarco per Trieste, e il 10 
Nugent lancio da Ravenna un proclama in cui spiegava agli italiani che 
le armi alleate erano «venute a liberar(l)i interamente»; era loro offerto 
«un nuovo ordine di cose, destinato a riprodurre la (loro) felicita». Essi 
dovevano «divenire una nazione indipendente», «un nuovo Regno 
indipendente d'Italia». II proclama dichiarava aboliti la coscrizione e le 
tasse di successione e degli atti e contratti, la carta bollata e i diritti 
erariali d'importazione ed esportazione, mente le imposte di consumo 
erano ridotte di un terzo. Intanto il conte Carlo Comelli von Stuckenfeld, 
di Gradisca, indirizzava, a nome dei "capi congiurati di Francia e 
d' Italia" e dei "malcontenti", un appello al governo inglese in appoggio 
all'idea di offrire il "trono dei Cesari" a Casa Savoia. 



// corpo franco italiano (Mistruzzi) e il corpo franco Finetti 

Ben consapevole dell'esiguita delle sue forze, gia il 16 novembre 
Nugent aveva chiesto I'invio del "corpo franco italiano" (Italienische 
Freikorps) formato a Trieste dal capitano Mistruzzi, che il 10 dicembre 
guarniva le opere costiere. I partigiani comacchiesi formarono inoltre il 
"corpo franco Finetti", operante a Traghetto e Molinella per minacciare 
le comunicazioni tra Bologna e Ferrara, e in particolare il nodo di 
Malalbergo. Respinti a Longastrino [a SO delle Valli di Comacchio] a 
fine novembre dalla colonna Armandi, i romagnoli continuarono ad 
attaccare i capisaldi attorno a Bologna, tanto che il 9 dicembre, non 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 263 



appena arrivate in citta le truppe murattiane, il generale Fontane, 
credendole ancora alleate, chiese loro di riaprire le comunicazioni con la 
Romagna. [centotrent'anni dopo, opero nella stessa area la 28a Brigata 
Garibaldi "Mario Gordini" comandata da Arrigo Boldrini "Biilow"; e il 
disegnatore Hugo Pratt vi ambiento poi una delle storie del "tenente 
Koinski"]. 



I cacciatori franchi italiani e gVinsorgenti deU'Appennino 

Intanto, il 10 dicembre, THofkriegsrath ordinava al nuovo comandante 
deirArmata d'ltalia, maresciallo Bellegarde, di favorire la costituzione 
di 2 battaglioni di cacciatori franchi italiani, alia cui testa s'intendeva 
porre il colonnello Schneider del 2° battaglione cacciatori austriaco. 
Reclutato non fra i partigiani ma fra i disertori e i prigionieri 
dell'esercito italiano e comandato da Mistruzzi, il 1° battaglione italiano 
fu costituito a Ravenna (dove rimase di guarnigione) su 18 ufficiali, 67 
sottufficiali e caporali, 12 tamburi e 509 volontari [Kriegsarchiv, XII, 
100a]. II 20 dicembre, da Comacchio, Nugent sollecitava la costituzione 
di due compagnie franche italiane anche a Ferrara. 

II 25 dicembre un centinaio d'insorgenti protessero il fianco sinistro 
dell'avanguardia di Nugent in marcia su Forli, portandosi poi verso 
Forlimpopoli, mentre altri sbarrarono la via Emilia all'altezza della 
Casuca. II giorno dopo il posto di blocco romagnolo costrinse i resti 
della colonna Armandi che da Forli volevano ritirarsi ad Imola, a deviare 
in territorio toscano (Terra del Sole). Qui si trovavano altri 5-600 insorti 
toscani: nella lettera del 22 dicembre al ministro Clarke, la granduchessa 
Elisa diceva che s'erano gia impadroniti di parecchi grandi comuni della 
Valdarno e premevano verso Modigliana [17 km a Sud di Faenza, la 
zona dove opero, centotrent'anni dopo, laBanda Corbari]. 

Queste forze non vanno confuse col corpo franco Finetti, che era 
regolarmente inquadrato nel corpo Nugent e il 30 dicembre entro ad 
Argenta insieme a 2 compagnie austriache (maggiore Wittmann). II 31 
Modigliana fu attaccata dalla banda Mariani, che mise in rotta il presidio 
(60 guardie prefettizie e 60 fmanzieri italiani e 30 reclute francesi del 
deposito del 53 e de ligne), catturandone un terzo. A Cesenatico 1 
ufficiale e 37 cannonieri litorali passarono al servizio austriaco. II 4 
gennaio furono spiccate da Firenze 4 colonne mobili [incluso il 3e Bon 
etranger accorso da Livomo] costringendo gl' insorti toscani ad evacuare 
Modigliana e a rifugiarsi a Forli. 

Le unita austro-italiane nella campagna del 1814 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 264 



Con proclama dell' 8 gennaio 1814 da Udine, il governatore civile e 
militare del Veneto, Feldzeugmeister principe Henri XV di Reuss 
Plauern, esortava gl'italiani ad arruolarsi nelle Legioni di volontari 
italiani. Con altro proclama del 14 da Ravenna, Nugent muto il nome 
della commissione insediata due settimane prima in quello di Reggenza 
Italiana Indipendente. II 20 gennaio Wittmann fu inviato a Ferrara, da 
dove distacco Finetti davanti a Traghetto: il 23, spintosi sulla destra del 
Po Grande, stacco una compagnia in avamposto davanti alle Papozze e a 
Crespino. Al 31 gennaio il corpo franco Finetti era a Castel San 
Giovanni e il Mistruzzi con 3 compagnie a Ravenna e 1 Forli. II corpo 
Nugent includeva anche 2 battaglioni "inglesi" (croato e italiano), uno a 
Cesenatico e Ravenna e uno in marcia verso Bologna, nonche 5 
compagnie (Lazarich) di landwehr istriana (sloveni) a Comacchio. 

L' 1 1 febbraio Nugent inizio la marcia su Parma. Della colonna faceva 
parte una "legione italiana" di 4 compagnie (il 1° battaglione Mistruzzi), 
mentre Finetti rimase nel Bolognese [il 13 il sindaco di Molinella 
denunciava al prefetto di Bologna, allora occupata dai murattiani, alleati 
deir Austria, i soprusi inflitti alia popolazione dal corpo Finetti.] II 14, a 
Parma, Nugent ricevette I'ordine di organizzare 3 battaglioni franchi di 
prigionieri e disertori italiani. Intanto si spingevano distaccamenti 
austriaci in Lunigiana e gia il 22 quello di Pontremoli segnalava 400 
contadini in armi presso Cerri e Rocca. II 1° marzo, a Guastalla, 200 
uomini del Mistruzzi opposero dura resistenza alia colonna Villata (5° di 
linea italiano, con cavalleria e 2 pezzi), ripiegando poi a Reggio dopo 
aver perduto 98 prigionieri (inclusi 3 ufficiali). II 5 marzo il corpo franco 
era sulla Secchia presso Sorbara; il 9 rioccupo San Benedetto. Infme il 3 
aprile il corpo Finetti fu sciolto e incorporato a Sant'Ilario d'Enza nel 
battaglione Mistruzzi. Questo rimase a Piacenza fmo al 5 maggio e fu 
"reduzirt" nel 1815. 

L'll aprile gli austriaci formarono inoltre a Parma una "compagnia 
piemontese" di disertori e prigionieri dell'esercito francese. Trasferita a 
Voghera, la compagnia fu ampliata e riorganizzata come 1° battaglione 
italiano al comando del conte Emilio Robert, e il 1° maggio passo al 
servizio sardo col nome di 1° reggimento di fanteria. 



F. L'incursione di Catinelli in Toscana 
(7 novembre-15 dicembre 1813) 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 265 



II progetto insurrezionale di Catinelli (7 novembre) 

La funzione dei partigiani era in realta ancor piu rilevante, se si pensa 
al progetto presentato il 7 novembre da Catinelli e approvato da Lord 
Bentinck, di sbarcare con 1.000 uomini dell'Italian Levy a Viareggio, far 
insorgere Lucca e Pontremoli, far disertare i due reggimenti croati e il 
battaglione straniero dislocati in Toscana e sfruttare le masse di disertori 
e renitenti per accendere fuochi di guerriglia in Garfagnana e minacciare 
le province limitrofe e le retrovie deWArmee d'ltalie. 

II piano prevedeva di installarsi nell'alta valle del Serchio e riunirvi gli 
insorti delle valli di Chiavari (Fontanabuona) e Pontremoli, della Secchia 
e del Taro: «ces vallees, aussi fortes et aussi inaccessibles que celles de 
la Catalogne et du Tyrol, sont habitees par des gens de la trempe des 
Catalans et des Tyroliens, et fourmillent de consents et des deserteurs 
qui, a la premiere apparition de nos troupes, s'attacheront a nous et il n'y 
aura de conscription ni en Toscane, ni dans le Modenais ni dans le 
Parmesan. Maitre des Apennins a I'endroit ou la Peninsule italienne 
s'attache a la Lombardie, je me tiendrai comme a cheval sur ces 
montagnes, maneuvrant tantot dans la vallee du Po sur Parme et 
Modene, tantot le long dela riviere de Genes, tantot dans celle de I'Arno 
sur Pise, Pistoia et Florence*. Catinelli chiedeva solo il 3° reggimento 
delle leve italiane ancora in formazione a Palermo, poco denaro e poche 
munizioni, contando sulla diserzione delle forze francesi in Toscana, 
composte in gran parte di croati. 

Weil interpreta il documento (PRO, WO, V, 481) come un'autonoma 
iniziativa di Catinelli: in effetti il piano non accenna a collegamenti con 
operazioni sul versante romagnolo dell' Appennino, ne a Palermo poteva 
essere ancora giunta notizia dei successi austriaci e tanto meno della 
spedizione in Romagna che si stava allora allestendo a Trieste. Furono 
pero proprio le notizie arrivate in seguito a convincere Bentinck ad 
autorizzare I'operazione. II 19 mise per iscritto le istruzioni gia date 
verbalmente il 18 a Catinelli: i soldati dovevano essere informati dello 
scopo della missione solo dopo I'imbarco. «Son objet (etait) d'arborer 
sur la cote occidentale d'ltalie I'etendard italien», attorno al quale si 
dovevano riunire tutti i patrioti civili e militari che volevano contribuire 
ad effettuare la librazione ed indipendenza dell'Italia. Considerati i rischi 
di una spedizione con forze tanto esigue, Bentinck preferiva che fosse 
tentata da soli volontari, lasciando a bordo chi non se la sentiva. II 25 
novembre Bentinck ne informo Bathurst, il 27 conferi ufficialmente 
I'incarico a Catinelli, e il 29 dette ordine al 3° italiano di prepararsi 
all'imbarco. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 266 



Comandato da Ciravegna (promosso tenente colonnello il 21 giugno) e 
dal maggiore Luigi Dell'Oste di Pisa, il reggimento contava ancora solo 
900 uomini, inclusi i 600 esuberi ceduti in marzo dalle truppe sarde: fu 
percio rinforzato da un reparto del 1° (pare 2 compagnie di romagnoli), 
portando la forza a oltre 1.000. Catinelli ricevette inoltre 2 pezzi da sei 
libbre con munizioni e 50.000 franchi, piu il materiale per rarmamento 
degl'insorti, da lasciare in deposito a Ponza. La forza navale, comandata 
da Josias Rowley, era composta dai vascelli da 74 America (Rowley) ed 
Edinbourg (G. H. L. Dundas), dalle fregate Furieuse (William Mounsey) 
e Mermaid (David Dunn) da 32 e dal brick da 18 Termagant (John 
Lampen Manley). 



Lo sbarco e il combattimento di Viareggio (10-12 dicembre 1812) 

Salpati da Palermo il 29, il 30 V America e il Termagant gettarono 
r ancora davanti a Milazzo, dove furono raggiunti dalle altre unita con a 
bordo le truppe. II 1° dicembre Rowley fece vela sulla Toscana; il 7 si 
unirono alia forza il vascello da 74 Armada (Charles Grant) e la fregata 
da 38 Imperieuse (Henry Duncan), incontrati lungo la rotta, e nel primo 
pomeriggio del 9 gettarono 1' ancora a 2 miglia da Viareggio. II mattino 
del 10 trenta scialuppe sbarcarono gli italiani: una &q\V America affondo 
e annegarono il TV Moody e 2 marinai. II fortino (armato con 11-18 e I- 
12) si arrese nel pomeriggio. Intanto, allarmata dalla notizia che una 
squadra inglese era comparsa davanti alia costa, e temendo un attacco 
degl'insorti deH'Appennino sulla capitale, la granduchessa Elisa aveva 
deciso di abbandonare Firenze e ritirarsi a Lucca. Catinelli pero la 
precedette: requisiti cavalli per il trasporto dei pezzi, in due ore era 
davanti a Lucca, e a mezzanotte, con un paio di cannonate, aperse la 
porta, occupando 3 bastioni. L'll Rowley prese e fece saltare un fortino 
a N di Viareggio, ed Elisa ordino allora al generale Pouchin, comandante 
la 29e Division Militaire di Firenze, di riunire tutte le truppe a Pisa. 
Informato del movimento, e deluso e preoccupato dalla freddezza dei 
lucchesi e dal loro rifiuto di ricevere le casse di fucili offerte dagli 
inglesi, la sera Catinelli evacuo la citta per non restare tagliato fuori da 
Viareggio, e decise di prendere il forte di Avenza con un attacco da terra 
sostenuto da Rowley, e coperto da una diversione di un vascello su 
Lerici, all'ingresso del golfo della Spezia. 

Perduti per strada 50 disertori, a mezzogiorno del 12 Catinelli arrivo a 
Viareggio, con I'intenzione di risalire la valle della Magra verso Sarzana 
e I'Appennino. Appreso pero che Pouchin stava marciando in forze da 
Pisa, dovette rinunciare al progetto e si trincero a difesa del villaggio. 
L' attacco francese scatto alle 4 del pomeriggio: i volteggiatori del 3e 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 267 



Bataillon etranger presero il villaggio, e avevano gia passato il ponte, 
quando i coscritti toscani del 112e de ligne ripiegarono in preda al 
panico, costringendo Pouchin a richiamare i volteggiatori dietro il 
Serchio e abbandonare 200 prigionieri e i 2 cannoni messi in batteria 
davanti Viareggio, i cui conduttori (civili requisiti) erano fuggiti coi loro 
attiragli. 



// combattimento di Livorno (13-14 dicembre 1813) 

Appreso dai prigionieri che Livorno era quasi del tutto sguarnita, 
Catinelli propose a Rowley di aggirare la colonna in ritirata dal mare, 
imbarcando le truppe su scialuppe e barche requisite, rimorchiandole con 
le navi e sbarcando a N di Livorno per impedire al nemico di rientrare in 
citta. Alle tre di notte del 13, dopo una ricognizione &Q\VImperieuse, le 
truppe sbarcarono a Calambrone [3 km a N di Livorno], sotto il tiro 
inefficace della Torre. Un'unita inglese di passaggio [la fregata da 28 
Rainbow, ex-francese Iris, capitano Gawen William Hamilton] si 
aggiunse di propria iniziativa: il capitano Dundas prese il comando delle 
compagnie da sbarco delle otto navi, e a sera, con parte dei volontari, 
occupo i sobborghi di Livorno. In citta erano rimasti solo pochi veterani, 
guardacoste, doganieri, gendarmi e una compagnia di impiegati civili 
armati, ma in compenso erano arrivati da Portoferraio i brick Alacrity 
(CF Mackao) e Adonis (TV Lebors), col capobattaglione Armand 
Dubois-Aymee [gia autore di rastrellamenti neH'Appennino Parmense e 
neir Alessandrino], portando i difensori a circa 500. 

Una ricognizione constato che i rampari, troppo alti, larghi e protetti 
da fossati per essere scalati, erano dominati d'infilata da alcune case del 
sobborgo. Collocati i marinai in osservazione sulla strada da Pisa con 
uno dei due pezzi, e 3 compagnie del 3° nelle case dominanti le porte di 
Livorno, il resto delle truppe formo la riserva, con I'altro pezzo da sei. II 
piano era di dare I'assalto notturno alle porte con i petardi, coprendolo 
con una diversione dal mare sul porto e col lancio di razzi alia Congreve 
suU'abitato: il maltempo impedi tuttavia di sbarcare le munizioni 
necessarie. All 'alba del 14 inizio lo scambio di fucilate tra i difensori e i 
volontari annidati sui tetti e nei piani superiori delle case dominanti: 
I'artiglieria della piazza ripose fmche i serventi non furono eliminati dai 
cecchini. 

Un gendarme toscano, offertosi di passare le linee nemiche, riusci a 
raggiungere Pisa e ad awisare Pouchin prima di morire per le gravi 
ferite ricevute all'atto della sortita. Alle dieci, la colonna Pouchin sbocco 
dalla strada di Pisa attaccando i marinai di Dundas, appostati ad un km 
fuori citta nel cimitero di S. Antonio. Anche stavolta i coscritti del 112e 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 268 



rifiutarono di combattere gettandosi a terra alle prime scariche. II 3 e 
etranger tenne finche non cadde ucciso il comandante, capobattaglione 
Salles: allora ripiegarono essi pure, e 50 ne approfittarono per disertare. I 
marinai e il reparto del 1° italiano li inseguirono alia baionetta: 40 ussari 
(toscani) del 13e regiment tentarono di fermarli, ma una scarica dei 
marinai AqW America ne abbatte 14 (o 7?) mentre passavano, e tutti gli 
altri (tranne un ufficiale) furono poi colpiti alle spalle. 



// reimbarco del corpo Catinelli (15 dicembre 1813) 

La rotta della colonna di soccorso faceva credere che Livomo avrebbe 
capitolato: invece il comandante della piazza, colonnello Dupre, respinse 
I'intimazione di resa, e il consiglio di difesa awiso il sindaco che stava 
per ordinare di incendiare e far saltare le case del sobborgo. Spinse cosi 
le autorita municipali ad inviare una delegazione, ricevuta da Rowley a 
bordo AqW America per convincerlo a desistere dall'attacco, sostenendo 
che sarebbe stato contrario agli usi di guerra, e di nessun vantaggio per 
gl'inglesi, provocare la distruzione del sobborgo, abitato da 15-20.000 
persone inermi. II commodoro promise di adoperarsi per ottenere un 
cessate il fuoco: uomo della blue-water school e fm daH'inizio scettico 
suU'efficacia della guerriglia anfibia, convinse Catinelli a desistere, 
perche il mare grosso non consentiva di trattenersi piu a lungo davanti a 
Livorno ed era ormai evidente che la citta non sarebbe insorta e che non 
era piu possibile passare I'Arno e raggiungere gli Appennini. Al mattino 
del 15 il reimbarco era completato, anche se le navi si trattennero in rada 
fmo alia sera del 16. Dopo aver fatto vela a N per far credere al nemico 
di voler proseguire I'azione sulla Spezia, Rowley viro di bordo per la 
Sicilia. Dai ruoli risulta che sotto Livorno furono feriti il capitano Joseph 
Oberhauser e il tenente Giuseppe Cella, di Piacenza, ma i rapporti di 
Dundas, Rowley e Catinelli non danno indicazioni sulle perdite subite 
dairitalian levy: quelle francesi furono di 44 morti, 76 feriti e 100 
disertori del 3e etranger (in maggioranza passati al nemico). Viceversa 
un certo numero di disertori "francesi" e italiani arruolati a forza da 
Catinelli, diserto e chiese di rientrare nei ranghi. II 28 dicembre il 
principe Felice Baciocchi incorporo i "francesi" nel 112e e mando 
gl' italiani a Bologna, mettendo a disposizione del generate Carlo 
Filangieri i pochi napoletani che figuravano nel gruppo. 



G. La Royal Piedmontese Legion 

e r Italian Levy nella campagna del 1814 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 269 



La quarta leva in Inghilterra e la legione reale anglo-piemontese 

In una lettera del 17 agosto 1813 da Palermo, Dalrymple informava 
Latour sullo stato del reclutamenti per la leva italiana: Malta era «out of 
question)) per via della peste e della quarantena; Lissa andava meglio, 
ma il suo vecchio amico Robertson era «by for the most disorganizing 
Genius you ever met with», mentre la compagnia croata era solo un 
mucchio di banditi, tanto che si era deciso di lasciarla di guarnigione a 
Lissa. Dopo la ritirata da Ordal, Burke aveva lasciato il comando del 1° 
reggimento per reclutare a Portsmouth altri prigionieri italiani. II 9 
gennaio 1814 segnalava al War Office che altri 700 (oltre al migliaio gia 
reclutati) erano «ready to volunteer)). Era la «quarta)) leva del genere, ed 
era destinata in Sicilia per completare il 2° e il 3° reggimento, mentre il 
1° era gia sopra organico, con 1.400 effettivi. Tuttavia il reclutamento 
per la leva italiana fu limitato dalla concorrente iniziativa del governo 
sardo di prendere al proprio servizio i prigionieri piemontesi (18 dei 
quali, incorporati "nel 8 Battaglione del 60 Reg. to delli Cacciatori", cioe 
del 60th Royal American!, avevano indirizzato una supplica al re di 
Sardegna). 

Inizialmente Vittorio Emanuele aveva fatto chiedere dal suo ministro a 
Londra, conte di Front, un contributo inglese di un milione e mezzo di 
lire piemontesi per reclutare e mantenere per un anno un reggimento di 
2.500 fanti e uno di 400 cavalli. In seguito al rifiuto di Londra, il 7 
ottobre 1813 il nuovo rappresentante diplomatico (I'incaricato d'affari 
conte Cesare Ambrogio Saint Martin d' Agile) presento un projet de 
convention che, enfatizzando la secolare alleanza tra la Casa di Savoia e 
ringhilterra, prevedeva la creazione da parte inglese di una Legion 
Royale Piemontaise organizzata «en maniere nationalo) e destinata a 
combattere agli ordini di generali inglesi neir«Italie superieuro), alio 
scopo di liberare non solo il Piemonte (defmito «la Citadelle de I'ltalie))) 
«mais de tout le reste de ritalie» e di favorire il ritorno del re negli stati 
di Terraferma. Vittorio Emanuele avrebbe pero preso al suo servizio la 
legione solo quando sarebbe stato in grado di poterla pagare. 

La bozza britannica, datata 27 dicembre 1813, prevedeva la creazione 
di un corpo di ufficiali e soldati piemontesi, con I'aggiunta dei necessari 
ufficiali britannici. II corpo, equipaggiato e pagato dall' Inghilterra, era 
destinato nel Mediterraneo, ma con facolta di essere impiegato anche 
fuori della Sicilia e in ogni parte del mondo, pur se di preferenza in 
appoggio ad un'insurrezione generale in Piemonte; il re doveva inoltre 
impegnarsi a prendere a suo carico la legione non appena rientrato nei 
suoi stati di Terraferma. Gl'inglesi gli offrivano inoltre di partecipare 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 270 



con un proprio contingente al corpo d'armata destinato ad operare "nella 
riviera di Geneva e alle frontiere del Piemonte", con "gli onori della 
felice condotta delle operazioni". La bozza, tradotta in francese, fu 
comunicata a d'Aglie il 30 dicembre. II 7 gennaio 1814 William 
Hamilton riferiva a Castlereagh che la Sardegna aveva ofFerto di levare 
"pochi" reggimenti al servizio e al soldo inglese, con gli stessi principi 
adottati per la "leva d' Orange". Enfatizzando il desiderio dei prigionieri 
di combattere per la liberazione del Piemonte e per il loro re, e i meriti 
dell'Armata sarda, "una delle piu antiche d'Europa", che per cinque anni 
aveva ritardato I'invasione francese dell'Italia, il memorandum d'Aglie 
del 15 gennaio chiedeva di lasciare al re di Sardegna la nomina degli 
ufficiali e la decisione sull'impiego della legione. La convenzione, 
firmata il 3 febbraio da Bathurst e d'Aglie, previde infme un corpo di 
3.000 uomini, da completare, in mancanza di un numero sufficiente di 
piemontesi, con prigionieri di altre regioni dell'Italia settentrionale. 

II corpo, organizzato sul piede dell'antica Armata Piemontese a spese 
dell'Inghilterra, con tre mesi di paga anticipata, doveva essere impiegato 
esclusivamente nel Mediterraneo e, per quanto possibile, nel modo piu 
utile agli interessi del re di Sardegna. Quest'ultimo si impegnava a 
prenderlo a suo carico dal momento dello sbarco in Sardegna o in altro 
punto di suo gradimento: qualora le circostanze non glielo avessero 
consentito, la legione avrebbe continuato a servire come corpo estero al 
servizio inglese. Segui in marzo un memorandum anglo-sardo sui 
dettagli organizzativi, che prevedeva il concentramento di 2.500 
prigionieri piemontesi a Colchester, la formazione di battaglioni di 600 
uomini con giacca blu a mostre rosse e bottom gialli e I'attribuzione agli 
ufficiali di un premio di 20 sterline per I'equipaggiamento e di una 
gratifica pari alia differenza tra la paga piemontese e quella prevista per i 
corrispondenti gradi inglesi. 



L 'armistizio anglo-napoletano e I 'accordo di cooperazione 

Come si vede, gia nel dicembre 1813 il governo britannico intendeva 
impiegare il corpo anglo-siciliano in Liguria, il che implicava una stretta 
cooperazione con I'Austria e con Napoli. Bentinck si opponeva pero 
strenuamente al riconoscimento politico del "maresciallo Muraf , che 
contrastava col suo progetto d'indurre Francesco di Borbone a cedere la 
Sicilia all'Inghilterra in cambio della restaurazione sul trono di Napoli, e 
cerco di mutare in extremis la destinazione del corpo anglo-siculo. L'8 
gennaio, da Palermo, comunicava infatti a Bathurst di aver concentrate 
6.000 inglesi e 5.000 siciliani, con 400 cavalli e 18 cannoni, per sbarcare 
in Corsica e farla insorgere: un piano concordato con Neipperg, ma che 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 



271 



fu bloccato dalle vincolanti istruzioni del suo governo di concludere la 
pace con Napoli. Forzando ancora una volta il suo mandato, Bentinck 
riusci ad imporre a Murat un semplice armistizio, firmato a Napoli il 3 
febbraio; e inoltre a dettare le sue condizioni per la cooperazione 
militare contro VArmee d'ltalie che resisteva agli austriaci tra il Mincio 
e il Po. II piano limitava I'azione delle truppe napoletane alia destra del 
Po (fino a Piacenza e Alessandria) e riservava alle forze inglesi la costa 
tirrenica da Livorno a Genova. Incaricato da Bentinck di trattare con 
Murat la questione della linea di demarcazione anglo-napoletana, 
Catinelli era a Bologna I'll febbraio, ma il re lo ricevette solo il 17, 
dopo aver gia spontaneamente accettato di modificare il suo piano 
d'operazioni. 



// corpo d'armata anglo siciliano per la Toscana e la Liguria 

Intanto si allestiva in Sicilia il "corpo d'armata anglo-siciliano", forte 
di 14.656 combattenti, di cui oltre 5.000 borbonici (4.500 dell'esercito 
siciliano e 618 calabresi al soldo inglese), 4.700 inglesi, 3.000 tedeschi, 
1.200 anglo-italiani e 300 greco-albanesi. 



Tab. 2 —Corpo d'armata anglo-siciliano 15 febbraio 1814 (Weil) 


Componenti 


1st Division 


2nd Division 


Tr. Inglesi in Sicilia 


Comandanti 


Lord Bentinck 


Ltn Gen McFarlane 




Brigadieri 


M. G. Montresor 
M. G. Hornstedt 
Brig. sic. Roth 


M. G. Carnet 
M. G. Gosselin 




Ufficiali 

Impiegati e cadetti 
SU e Tamburi 
Soldati 
Ordinanze non comb. 


345 

53 

568 

7.558 

262 


244 

543 

5.347 
49 


164 

180+92 

4.200 

n.d. 


Totale 


8.786 


6.183 


4.636 


Donne 


249 


196 


n.d. 


Cavalli e muli 


624 


353 


n.d. 


Truppe inglesi: 
battaglioni 


l/21stel/63rdFoot 
3"", 6"', 8'" KGL 
3"" Italian Levy 


14* e 3 r' Foot 


20* Light Dragoons 
35'" e 75'" Foot 
7"' King's German Leg. 
L' Greek Light Infantry 


Distaccamenti 


Greek Light Inf 
Calabrese Free C. 
L' Italian Levy 
R. Artillery 


Resto deir8'" KGL 
Art. Italian Levy 


Italian Levies 
Royal Artillery 
Royal Engineers 
Staff Corps 


Truppe siciliane 


2° Estero (C. Man) 
1 sq. 2° cavalleria 


Guardie Siciliane 
3° Estero (del Conte) 
4° Estero (Catalano) 
2 sq 2° Cavalleria 
Brigata Artiglieria 
Cp Pionieri 





Parte III - Le legioni anglo-italiane 272 



Su 14.656 combattenti delle due Divisioni, circa 4.500 erano regolari borbonici, 1.200 
volontari italiani, 618 calabresi (inclusi 29 ufficiali, 60 sottufficiali e 7 ordinanze, piu 28 
donne), 300 greci e circa 3.000 tedeschi. GPinglesi erano circa 4.700. 



La residua guamigione inglese in Sicilia era ridotta a 4.636 
combattenti. II corpo era articolato in due divisioni, la la al diretto 
comando di Bentinck, la 2a del generale McFarlane. Inglesi erano i 
quattro generali di brigata, sebbene alia la divisione fosse aggregate 
anche un brigadiere "siciliano" (Filippo Roth). Borbonici erano pero i 
"quartiermastri" (capi di SM) delle divisioni, capitano Roberto Desauget 
della la e maggiore Delia Rocca della 2a); al comando era aggregate 
anche il nizzardo Pietro Vial. 

U contingente siciliano, equivalente al resto della Divisione mobile 
prevista dal trattato addizionale del 12 settembre 1812, includeva il 
battaglione guardie siciliane, i reggimenti esteri 2° (C. Mari), 3° (Del 
Conte) e 4° (Catalano), il 2° cavalleria su 3 squadroni, una brigata 
d'artiglieria su 2 compagnie e 1 compagnia pionieri. Alia la Divisione 
(8.786 uomini, con 345 ufTiciali e 624 cavalli e muli) erano assegnati il 
3rd Italian levy (ten. col. Ciravegna e magg. Dell'Oste) e il grosso delle 
truppe siciliane (2° estero, 1/2° cavalleria, 2 squadre d'artiglieria a 
cavallo con 4 pezzi da campagna, 1 compagnia d'artiglieria a piedi con 
12 pezzi da montagna, 1 compagnia ingegneri da campagna). II resto del 
contingente era ripartito fra le due brigate della 2a Divisione, includente 
anche I'artiglieria della leva italiana. 



Lo sbarco a Livorno e la marcia aM. Fascia (20.11- 12. 4. 1814) 

La la Divisione, al comando interinale del maggior generale 
Montresor, s'imbarco il 20 febbraio a Palermo (siciliani) e Milazzo 
(inglesi) e il 9 marzo sbarco a Livorno, gia presidiata da un battaglione 
del 7° di linea napoletano. II 3° italiano sbarco con 1.220 uomini, al 
comando di Ciravegna e dei maggiori Righini e Faverges. II 13 i 
trasporti tornarono a Palermo per imbarcare la 2a divisone e Montresor 
inizio una lenta marcia su Pisa e Lucca, entrando il 23 a Sarzana. II 24, 
approfittando di una negligenza dei francesi attestati alia batteria di 
Santa Croce che dominava la foce della Magra, il 5th German rifles e i 
canotti delle navi Edinburgh e Swallow presero le opere. II 25 Montresor 
si attesto sulla Magra mettendo in batteria i suoi pezzi mentre nel Golfo 
della Spezia arrivava I'ammiraglio Josias Rowley con le navi America^ 
Edinburgh, Furieuse, Swallow e Cephalus e la corvetta siciliana Aurora. 
Presa Lerici ed entrati alia Spezia, gl' inglesi bloccarono il Forte Santa 
Maria (arresosi il 30 con 3 ufficiali e 75 uomini). II 28 marzo salpo da 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 273 



Palermo il 1° scaglione (4.000 uomini) della 2a Divisione, seguito il 3 
aprile dal 2°. II l°-5 aprile Montresor si reco a conferire con Bentinck, 
lasciando in comando Roth con istruzioni di non muoversi. 

Arrivata il 7 aprile a Livomo la 2a Divisione, Bentinck si porto alia 
Spezia con V America, ordinando a Montresor di avanzare su Sestri e 
Chiavari. L'8 la brigata Roth attacco i granatieri e i volteggiatori del 
lOle de ligne che si ritirarono dopo accanita resistenza per non essere 
tagliati fuori dai partigiani della Val Fontanabuona comandati dal 
"maggiore" Leveroni. II 9 la squadra bombardo Recco, occupata il 10. 
L'll la squadra fece una finta su Savona simulando uno sbarco e 
V Abukir invio un parlamentare al comandante della piazza di Genova, 
generate di divisione Maurizio Fresia, con proposte d'accordo. II mattino 
del 12 Montresor attacco la posizione di Monte Fascia: i francesi si 
difesero tutto il giorno, ripiegando poi a notte su quella di Sturla (alture 
di Albaro, 7 km ad E di Genova), con la destra al mare coperta da una 
batteria di 4 pezzi e la sinistra appoggiata a Forte Richelieu. 



// combattimento di Sturla e lapresa di Genova (13-1 7 aprile) 

II 13 Bentinck pose il quartier generate a Nervi, dove emano un 
proclama e ricevette emissari di vari partiti genovesi, e su sua richiesta la 
squadra di Tolone fece vela su Genova. L'arrivo dei trasporti dalla Sicilia 
facilito I'avanzata a Sturla, consentendo effettuarla via mare anziche 
attraverso la tortuosa e difficile strada delle montagne. Dal 13 al 16 
I'artiglieria prepare 1' attacco finale, mentre in citta si svolgevano 
manifestazioni con I'antica bandiera della Repubblica e inneggiando alia 
pace. Alle 2:00 del 17 aprile la squadra dell'ammiraglio Sir Edward 
Pellew giunta da Tolone (Caledonian, Boyne, Union, Prince of Wales, 
Pembroke) e la divisione Rowley (America, Aboukir, Iphigenie, 
Furieuse, Swallow e Cephalus) apersero il fuoco contro le batterie 
costiere e alle 5:00 inizio quello delle batterie terrestri contro le opere di 
Sturla. Intanto il 3° italiano di Ciravegna prese 1' opera esterna del Forte 
S. Tecla, evacuato dai difensori e il tenente colonnello Travers, coi 
calabresi e i greci scesi da Monte Fascia, ottenne la resa del Forte 
Richelieu. Amezzogiorno i francesi erano dietro il Bisagno. II 18 Fresia 
firmava la resa a S. Martino d' Albaro. Dal 13 al 17 aprile il corpo anglo- 
siculo aveva avuto 37 morti (1 ufficiale) e 174 feriti (7 ufificiali), la 
marina 3 (1 ufficiale) e 10, piu 1 disperse. Sotto Genova furono feriti il 
capitano Auguste Sourdeau e le insegne Paolo Mancini e Giovanni Salvi, 
entrambi romani. II 25 aprile un reparto del 3° italiano raggiunse Novi 
Ligure e vi rimase di guarnigione, con una granguardia di 67 uomini a 
Palazzo Negrotti. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 274 



Imbarcatosi il 16 aprile a Tarragona, Latour shared a Geneva il 27 col 
1° e 2° reggimento italiano e la brigata siciliana. Bentinck lo invio subito 
a Torino come suo plenipotenziario per stipulare, insieme al tenente 
colonnello austriaco Neumann e al generale Clement de La Ronciere, 
plenipotenziari di Bellegarde e del principe Borghese, una convenzione 
simile aH'armistizio del 17 aprile col vicere Eugenio. Catinelli fu invece 
inviato in missione a Vienna presso il generale conte Fiquelmont, ADC 
del feldmaresciallo Bellegarde. 

Con una serie di promozioni disposte il 5 maggio 1814, I'ltalian Levy 
assunse la struttura defmitiva. Lo stato maggiore della Brigata includeva 
Latour, promosso maggior generale e comandante, Burke e Catinelli, 
promossi colonnelli, i maggiori de Andreis, Birnstiel e John Dumont 
(aggiunto il 1° maggio) e il capitano Frizzi. Righini, promosso tenente 
colonnello, sostitui Burke al comando del 1st Regiment, mentre gli altri 
due restarono al comando di Millet e di Ciravegna. Furono inoltre 
promossi maggiori i capitani Lignana (aggiunto come terzo maggiore del 
1st Regiment) e Sourdeau (secondo maggiore del 3rd). Gli altri del grado 
erano San Martino e Leveroni del 1st, Rosenheim e Gleyesses del 2nd e 
Dell'Oste del 3rd. 



H. U Italian Levy in Liguria e Provenza 
(1814-15) 

II protettorato inglese su Genova (26 aprile 1814 - 7 gennaio 1815) 

Le istruzioni del 28 dicembre 1813 del ministro della guerra Bathurst 
autorizzavano Bentinck a prendere possesso di Genova "in nome e per 
conto del Re di Sardegna" a condizione che "vi concorre(sse) la piu 
completa adesione degli abitanti". Forzando tali istruzioni, dieci giorni 
dopo la resa, con proclama del 26 aprile 1814, Bentinck dichiaro invece 
"ristabilita" la "costituzione degli Stati genovesi quale esisteva nell'anno 
1797" (cioe la repubblica aristocratica fondata sullo statuto del 1576) e il 
1° maggio nomino il governo prowisorio della Repubblica presieduto 
dal senatore Domenico Serra. 

L' 1 1 maggio, ancora a bordo del vascello Boyne con cui era giunto 
nella rada di Genova, Vittorio Emanuele chiese a Bentinck di mettergli a 
disposizione la leva italiana, "composta in gran parte di suoi sudditi", 
per riprendere possesso dei suoi stati. Bentinck rispose Tindomani che 
accettava di mettere I'ltalian Levy a disposizione del re di Sardegna "per 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 275 



mantenere il buon ordine nei suoi stati" e di aver dato disposizioni in tal 
senso a Latour, promosso "maggior generale" inglese. 

Lo stesso 11 maggio, da Downing (Street), Bunbury informava 
Bentinck che il governo inglese aveva fatto un passo formale col re di 
Sardegna offrendogli di prendere al suo servizio 1' Italian Levy. In attesa 
nulla poteva essere deciso riguardo alio sbandamento della brigata o al 
passaggio di ufficiali o soldati al servizio di altre potenze. In caso di 
scioglimento, Bentinck doveva accordare sei mesi di paga agli ufficiali e 
semplici lettere di raccomandazione [senza gratifiche speciali] a Latour, 
Catinelli e altri di particolare merito. II ministro Bathurst (aggiungeva il 
sottosegretario) temeva che accordare a questi ultimi "un compenso piu 
cospicuo", potesse indurre gli altri ufiiciali a tempestare il ministero di 
suppliche per ottenere gli stessi benefici. 

Sbarcato il 14 maggio, il re intendeva dare il comando della piazza a 
Latour, col grado di tenente generale piemontese. Bentinck lo convinse 
pero a trattenerlo a Torino, dal momento che la leva italiana doveva 
essere impiegata per occupare il Piemonte. Quanto al passaggio della 
brigata al soldo sardo, era per il momento fiaori questione per mancanza 
assoluta di risorse finanziarie. II comando della piazza di Genova rimase 
cosi a Dalrymple, e, in assenza di truppe piemontesi, la guarnigione 
rimase formata da truppe britanniche e da un nucleo di ricostituite truppe 
locali. 

II 24 maggio Vittorio Emanuele scrisse a Bentinck che gli austriaci 
stavano per evacuare il Piemonte a causa delle elevatissime spese, e gli 
chiese di ordinare ai tre reggimenti, dislocati a Nizza, Savona e Acqui 
(1°), di avanzare al primo cenno che avrebbe fatto da Torino, su 
Fenestrelle, Alessandria e Novara «ou autres endroits du Piemont», e, 
possibilmente in Savoia, dove aveva nominato maresciallo e governatore 
il padre di Latour. II 25 maggio Torino fu occupata daU'unico corpo di 
cui il re poteva direttamente disporre in Terraferma, ossia il citato 1° 
reggimento del conte Robert [poi "battaglione cacciatori italiani"]. 

Biasimato dal suo governo per il proclama di Genova e per aver 
incoraggiato gli appelli indipendentisti del governo prowisorio di 
Milano, e richiamato ad astenersi da ogni atto potenzialmente in 
contrasto con le decisioni delle Alte Potenze, il 29 maggio Bentinck parti 
per Palermo, lasciando il comando delle truppe al generale Hornstedt e a 
Dalrymple I'incarico di regolare sul posto le questioni relative alia leva 
italiana. 

Latour e la brigata italiana dal maggio 1814 al gennaio 1815 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 276 



Non piu necessaria nel Piemonte settentrionale per la costituzione di 
nuovi corpi sardi formati coi reduci napoleonici, la leva italiana fini per 
restare nella parte meridionale dello stato sabaudo, col 3° reggimento a 
Nizza, il 2° a Savona e il 1° ad Acqui. Fino a giugno il 3° ebbe due 
distaccamenti a Novi e Gavi (capitani Pigner e Kregg), probabilmente 
sostituiti poi dal 1° battaglione genovese. In agosto il 2° aveva uno ad 
Albenga e Oneglia (capitano de Campi, che ebbe poi dei grattacapi per 
via di una barca rubata da un disertore). Per Novi passarono anche i 
tenenti Robertson e Marco Stoppani di Roma, il sottotenente de Cravero, 
gli ufficiali Ignazio Arduini, Bartolomeo Catanzaro, Giovanni Michelis, 
Berardo Mojardeau e Pedro Sova (spagnolo), i cannonieri della Royal 
Artillery Marcantonio Umer della Valcamonica e Gervaso Pevestrelli di 
Nerviano (MI) (passati il 17 aprile 1815) e 29 militari congedati dal 
servizio inglese (19 maggio 1815). 

L'organizzazione della legione reale piemontese era stata ritardata 
dagli ammutinamenti dei prigionieri che temevano di essere mandati a 
combattere in Francia e da un'inchiesta del colonnello, conte Spiridione 
Bommio di Robassomero, sulle frodi del maggiore Carlo D'Aprotis 
denunciate dagli ufficiali. L'unica cosa che sembrava funzionare era la 
banda musicale di 38 elementi: formata dai fi'ancesi e catturata in blocco 
in Spagna, s'era portata in prigionia gli strumenti. Finalmente il 16 
giugno la legione (1.884 uomini, inclusi 38 ufiiciali, 4 chirurghi, 78 
sergenti e 15 tamburi, con un costo di 3.693 sterline per tre mesi di paga) 
parti da Colchester per Harwick, dove s'imbarco il 19. La partenza slitto 
tuttavia di 5 settimane per i venti contrari; salpata il 24 luglio, la legione 
sbarco un battaglione a Villafi'anca il 9 settembre e I'altro a Genova il 
12, passando il 16 al servizio e al soldo sardi col nome di "legione 
leggera". II 5 ottobre fu costituito il 2° battaglione genovese (a Savona?). 
Alia fine dell 'anno la leva italiana fia concentrata nello stato genovese: 
uno dei reggimenti sbarco a Genova il 6 dicembre. Gli altri erano a 
Spezia e Portovenere. 

Latour rimase a capo della brigata, occupandosi dell' organizzazi one 
dei servizi logistici e deH'avanzamento dei quadri, con I'intento di 
trasformarla in un elemento permanente di un'armata regolare. Non 
rinuncio tuttavia agli studi politici, sempre ispirati alia visione liberale di 
Bentinck, come risulta da un Abbozzo sul fiaturo del Piemonte, in cui 
coUegava la possibilita di ripristinare I'antica forma di governo 
(temperata comunque da un consiglio di stato composto dai «primari 
impiegati» e dalle «persone piu cospicue del paese») al mantenimento 
delle frontiere d'anteguerra; riteneva infatti che I'annessione della 
Lombardia avrebbe comportato inevitabilmente I'adozione del governo 
costituzionale. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 277 



La questione del comando a Genova (7 gennaio - 1° marzo 1815) 

II 14 agosto 1814 Vittorio Emanuele confer! aH'incaricato d'afFari a 
Londra, conte Cesare Ambrogio Saint Martin d'Aglie, i pieni poteri per 
negoziare la riunione al suo dominio e alia sua sovranita della citta di 
Genova e delle sue riviere e dipendenze. Nonostante la protesta formale 
del marchese Antonio Brignole Sale, ministro plenipotenziario della 
repubblica e inviato straordinario al congresso di Vienna, il 12 dicembre 
Genova fu riunita al Piemonte. II 26 Dalrymple, a nome del suo sovrano 
e delle Potenze Alleate, dichiaro cessate le funzioni del senato 
repubblicano e assunse il governo prowisorio dello Stato. Con lettere 
patenti del 30 dicembre fu nominata una regia delegazione per 
I'impianto deiramministrazione sabauda nello stato genovese e con 
proclama del 3 gennaio 1815 il re di Sardegna formalizzo I'annessione. 
II 7 gennaio Dalrymple rimise i poteri al governatore sabaudo, cavalier 
Ignazio Thaon di Revel e di S. Andrea, conte di Pratolongo, e il 10 le 
truppe genovesi giurarono fedelta al re di Sardegna inalberando coccarde 
e sciarpe da ufficiale azzurre (colore sabaudo). 

Bentinck non aveva pero ancora gettato la spugna: aveva infatti 
mandato Catinelli in missione a Londra per chiedere cavillosamente se il 
possesso rimesso al re di Sardegna si dovesse considerare defmitivo 
oppure prowisorio e lo stesso 7 gennaio scriveva a Castlereagh da 
Firenze che I'lnghilterra non doveva apparire neir«odious light of the 
supporters of the most odious measure and most odious administration)). 
Comunicava peraltro di aver ottenuto dal conte Vallesa la rinuncia a far 
occupare Genova dalle truppe piemontesi, e di aver rinforzato il presidio 
anglo-genovese con un secondo reggimento italiano fatto venire da 
Nizza: la popolazione, essendo abituata all 'Italian Levy, « would not 
have observed the change», mentre si creava cosi I'occasione buona per 
trasferire la brigata italiana al servizio piemontese e liberarsi di quella 
spesa. II 17 gennaio, con evidente imbarazzo, Bunbury scriveva pero a 
Dalrymple che il ministro non poteva dare istruzioni circa la natura del 
possesso, e neppure sul comportamento da tenere fmche il presidio 
inglese restava a Genova e in quale misura il comando piazza potesse 
dipendere da un generale piemontese (come Revel). Aggiungeva che il 3 
gennaio Latour gli aveva scritto da Torino di essere il piu adatto, in virtu 
del suo doppio grado sardo e inglese, a comandare a Genova, chiedendo 
I'appoggio del governo inglese alia sua candidatura; quanto a 
Dalrymple, avrebbe potuto conservare il comando dell '"auxiliary British 
corps". 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 278 



II 15 gennaio, sempre da Firenze, Bentinck scriveva che I'ltalia amava 
Murat e che I'lnghilterra doveva sostenere Tunita italiana per erigere una 
barriera tra I'Austria e la Francia, onde evitare il ripetersi di un'alleanza 
continentale com' era awenuto nella guerra dei Sette Anni. II 21-22 ebbe 
bruschi colloqui a Roma col cardinal Pacca e Pio VII e stava per recarsi 
a Napoli quando un'improwida lettera del ministro degli esteri 
napoletano, marchese di Gallo, gli fece mutare idea. II 17 febbraio il re 
di Sardegna giunse a Genova in visita ufficiale, accompagnato da uno 
squadrone di dragoni del Re; il 23 assistette alle manovre a fuoco delle 
truppe di Dalrymple nella spianata del Bisagno e il 1° marzo nomino 
Dalrymple comandante la guarnigione di Genova. In compenso rifiuto la 
richiesta di Bentinck di poter insediare di nuovo il QG del Mediterraneo 
a Genova, mentre i cacciatori piemontesi (ex 31e leger) occuparono 
Savona e il reggimento Saluzzo Novi e Gavi. II 22 marzo il reggimento 
genovese parti per Torino, destinato di guarnigione a Chieri. Fu inoltre 
concesso un indulto, a condizione di presentarsi entro 15 giorni per 
riprendere servizio, ai soldati liguri della legione reale piemontese che al 
momento dello sbarco avevano disertato per tomare alle proprie case, e 
che a seguito dell'annessione di Genova avevano perso I'asilo politico. 



// dibattito parlamentare inglese sulla questione di Genova 

Contemporaneamente I'avallo del governo inglese all'annessione di 
Genova al Piemonte fu oggetto di dibattiti parlamentari, il 13 e 21 
febbraio e il 27 aprile alia camera dei Comuni e il 25 aprile alia camera 
dei Pari. La tesi dell 'opposizi one, riassunta da sir James Mackintosh, 
esprimeva una concezione storicista e romantica del diritto pubblico, 
ispirata a Savigny e diffusa tra gli awersari del trattato di Vienna, che, 
trasportata dal diritto civile al diritto pubblico, non riconosceva alia 
politica di gabinetto il diritto di mutare le forme di governo, considerate 
"opera della natura" e non dell'uomo. II punto di vista del governo, 
esposto da Lord Liverpool, da Charles Grant jr e infme dallo stesso 
Castlereagh di ritorno da Vienna, era ispirato al realismo politico: il 
congresso di Vienna non si era riunito per discutere di principi morali, 
ma per risolvere questioni pratiche e prevenire la guerra. L'assetto 
precedente dell'Europa aveva lasciato "un' arena aperta tra Francia ed 
Austria, in cui queste due potenze potevano impegnare guerra senza 
intaccare materialmente i loro propri territori"; per eliminare quest'arena 
occorreva rinforzare Belgio e Piemonte in modo da metterli in 
condizione di potersi difendere da soli e da dissuadere percio i potenziali 
perturbatori della pace, in primo luogo il militarismo francese. Lo stesso 
William Pitt aveva conosciuto, in una lettera del gennaio 1805 al conte 
Woronzov, che era stata la vulnerabilita geostrategica del Piemonte, 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 279 



determinata dall'insufficiente sbocco al mare, a consentire a Bonaparte 
d'invadere e conquistare 1' Italia. L'unione di Geneva e Piemonte era il 
miglior baluardo possibile per la difesa della frontiera (occidentale) 
italiana. II popolo genovese non poteva lagnarsi, perche "per la natura 
aristocratica del governo, I'interesse (generale) dello stato era stato 
sempre sacrificato a quelle (particolare) della citta". I trasferimenti di 
territori senza il consenso delle popolazioni rientravano infine nel diritto 
pubblico europeo fondato sulla pace di Vestfalia, ed erano confermati da 
innumerevoli precedenti, come, ad esempio, la cessione del Canada nel 
1763 dalla Francia all'Inghilterra, o lo scambio tra la Sicilia e i territori 
balcanici occupati dalla Francia proposto dallo stesso Napoleone a 
Ferdinando IV di Borbone. 



Latour al comando del corpo piemontese (12 marzo-25 maggio 1815) 

Se le resistenze di Bentinck erano in qualche misura collegate con la 
polemica dell 'opposizi one inglese, i termini della questione mutarono 
improwisamente con la notizia della fuga di Napoleone dall'Elba. 
Catinelli s'imbarco immediatamente per Genova, Bentinck vi torno il 10 
marzo per riassumere il comando e stavolta il re di Sardegna dovette 
concedergli di stabilirsi a Genova: in compenso Ciravegna fu inviato col 
3° reggimento di rinforzo alia guarnigione di Nizza, dove sbarco il 15 
marzo, mentre il 1° e il 2° furono riuniti a Genova. In una lettera del 16 a 
Bathurst, Bentinck riconobbe che la riunione della brigata comportava la 
riassunzione del comando da parte di Latour; ma di conseguenza 
«officers having king's commission)) sarebbero stati posti agli ordini di 
un generale sardo. Bentinck comunicava di aver risolto la questione 
assumendo egli stesso il comando dell'Italian Levy, in attesa dell'arrivo 
dalla Sicilia «of an officer of superior rank». Nelle direttive del 29 marzo 
sul riordino delle guarnigioni di Malta, Messina, Corfu e Genova, 
Bathurst ordinava a Bentinck di sospendere ogni trasferimento di militari 
dell'Italian Levy al servizio piemontese, e di aumentare anzi gli effettivi 
fmo a 5.000 uomini «if good recruits are to be obtained at a low rate)). 

II 23 marzo Bentinck invio Dalrymple in missione esplorativa presso 
Murat e attese il 5 aprile per dichiarare lo stato di guerra [misura che, ai 
sensi dell'armistizio anglo-napoletano del 3 febbraio 1814, dava ancora 
un termine di tre mesi prima dell'inizio delle ostilita]. II 9 aprile il 
ministro degli esteri sardo Vallesa scriveva ad Hill che, partendo da 
Torino, Bentinck aveva incaricato Latour di presentare al re il piano 
delle opere da realizzare per la difesa di Genova (preparato da Catinelli). 
Intanto Bentinck ricevette il colonnello Macirone, inviato di Murat. II 14 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 280 



aprile Gallo gli trasmise la richiesta di re Gioacchino di intavolare un 
negoziato per potersi conformare interamente ai voleri dell'Inghilterra. 

La malattia di Revel riaperse la questione politica di Geneva. II re 
incarico infatti Latour di assumere prowisoriamente il governo dello 
stato genovese. II 23 aprile Bentinck riferiva pero a Bathurst che il re 
aveva accettato di rinunciare all'occupazione di Geneva, lasciando 
Latour e le truppe ad Alessandria, in funzione di corpo d'osservazione 
alia frontiera con la Lombardia. Invece di aumentare 1' Italian Levy, il 27 
aprile Bentinck suggeriva a Castlereagh di sciogliere il corpo con 
raccomandazioni per il passaggio degli ufTiciali nei nuovi eserciti dei 
sovrani restaurati e qualche mensilita di buonuscita per la truppa, 
annunciando di avergli mandato il tenente colonnello Charles Ashe 
A Court [aiutante generale delle forze inglesi in Italia] «to explain more 
fully the circumstances of the levy and to receive your orders». 



// censimento dei 167 ufficiali in servizio all' 11 maggio 1815 

Proprio in vista dello scioglimento, Bentinck fece disporre uno stato 
degli ufficiali in servizio all' 11 maggio 1815, che in seguito si porto a 
casa e si trova oggi nel suo archivio presso I'Universita di Nottingham. 
Alia data la Brigata contava 167 ufficiali, inclusi: 

• il maggior generale Latour; 

• 15 ufficiali superiori: colonnelli Burke e Catinelli, tenenti colonnelli Righini, 
Millet e Ciravegna, i maggiori de Andreis, Bimstiel, Dumont (Brigade Staff), San 
Martino, Leveroni, Lignana (1st Regt), Rosenheim, Gleyesses (2nd), Dell'Oste e 
Sourdeau (3rd); 

• 10 ufficiali degli stati maggiori (capitano Frizzi, 2 assistant inspector, 3 aiutanti 
maggiori, 2 quartiermastri, 2 pagatori); 

• 9 chirurghi (3 maggiori e 6 aiutanti); 

• 3 cappellani (due siciliani e un corso); 

• 129 ufficiali di compagnia (32 capitani, 62 tenenti e 35 msegne). 

Gli italiani erano 109: 32 siciliani, 24 piemontesi, 13 napoletani, 7 
sardi, 3 romani, 3 toscani, 3 veneziani, 2 liguri, 2 bolognesi, 2 calabresi, 
2 trentini, 2 triestini, 1 goriziano, 1 valtellinese, 1 istriano, 1 dalmata, 1 
anconetano, 1 elbano, 1 piacentino, 1 modenese e 6 senza indicazione di 
nascita. Dei 58 non italiani, 16 erano tedeschi, 7 svizzeri, 7 corsi, 5 
nizzardi, 3 savoiardi, 3 francesi, 2 scozzesi, 2 irlandesi, 2 maltesi, 2 
austriaci, 2 ungheresi, 1 moravo, 1 inglese, e 3 senza indicazione di 
nazionalita. I sudditi delle Due Sicilie (47) superavano quelli del re di 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 281 



Sardegna (41), ma tra questi ultimi c'erano il generale, meta degli 
ufficiali superiori, un terzo dei capitani (10 su 32) e un quarto dei tenenti 
(16/62). I sudditi austriaci (16, di cui 11 italiani) erano il triplo dei 
britannici (5, di cui uno solo inglese). 

II rapido successo della controffensiva austriaca a cavallo degli 
Appennini comporto intanto rinserimento dell' Armata austriaca in Italia 
nel piano generale di guerra contro la Francia e la richiesta austriaca di 
aggregare il corpo d'osservazione sardo aH'Armata di Frimont. II 2 
maggio, mentre iniziava la battaglia di Tolentino, Latour scriveva a 
Bentinck da Torino di essere stato nominato comandante del contingente 
piemontese (15.000 uomini) in radunata tra Pinerolo e Rivoli per coprire 
la frontiera alpina e cooperare poi con Frimont; e gli chiedeva di fargli 
sapere se poteva conservare il grado inglese e il comando dell'Italian 
Levy. Per tutta risposta il 5 maggio Bentinck comunico a Bathurst la 
decisione di sospendere la cooperazione militare con gli austriaci e il 10 
gli inoltro la richiesta di Latour, ma informo il suo sottoposto che il 
comando delle truppe piemontesi non era compatibile con quello 
dell'Italian Levy e con la conservazione del grado e del soldo britannici. 
Questa sfida agli alleati costrinse il governo inglese, su perentoria 
richiesta di Metternich, a richiamare Bentinck in patria, sopprimendo il 
comando delle forze terrestri del Mediterraneo. II 21 maggio, in visita di 
commiato a Torino, Bentinck revoco la sospensione della paga. 

La British Army of the Mediterranean fu ufficialmente sciolta il 24 
maggio, lo stesso giorno in cui il generale Macfarlane sbarcava a Napoli 
con le truppe anglo-siciliane imbarcate a Milazzo. L'indomani Bentinck 
parti da Genova, lasciando il comando dell'Italian Levy al colonnello 
Thomas Burke, e il comando generale a Macfarlane, che I'll giugno 
s'imbarco per Genova con le truppe inglesi di Napoli. 



L Itahan Levy a Marsigha (4 lugUo 1815 16 gennaio 1816) 

L'ltalian Levy non prese dunque parte alle operazioni contro Murat ne 
alle operazioni anglo-piemontesi in Savoia e nel Delfmato, cessate con 
I'armistizio dell' 11 luglio. Tuttavia il reggimento aNizza (3° Ciravegna) 
fronteggio I'Armata del Varo comandata dal maresciallo Brune, e gli 
altri due, con Burke, Faverges, Andreis e 1.406 effettivi, presero parte 
alia spedizione in Provenza in sostegno delle forze monarchiche contro i 
bonapartisti irriducibili. La forza di spedizione, che includeva anche 800 
fanti del 2/14th Foot, 600 piemontesi (1° Asti) e una batteria leggera 
(Gamble's, del 6th Bn), salpo da Genova il 4 luglio al comando di 
Hudson Lowe e il 14 sbarco a Marsiglia con 500 marines (capitano Cox) 
della squadra di Lord Exmouth. Rinforzato dagli Ussari di Brunswick e 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 282 



da compagnie del 31st Foot e del 6th e 7th King's German Legion 
arrivati da Napoli, Lowe avanzo insieme alia guardia nazionale di 
Marsiglia e ai volontari realisti su Tolone, che il 24 luglio innalzo infine 
la bandiera del re. Pur formalmente dipendente da Macfarlane, Lowe era 
a disposizione di Wellington, mentre la forza austro-napoletana sbarcata 
a Geneva e arrivata in Provenza via terra era comandata da Nugent. 

Dopo la capitolazione di Tolone Lowe ed Exmouth chiesero di essere 
impiegati per la spedizione all'Elba, ma la missione fu affidata alia sola 
marina e alle truppe toscane. Quando Lowe parti per Sant'Elena, fu 
sostituito interinalmente dal colonnello sir Montague Burrowes, cui 
subentro in settembre il maggior generale Charles Philips, richiamato da 
Messina. 

II 5 settembre il brigante G. B. Grondona, detto "Bacicciola", compi 
con altri 4 malviventi una sanguinosa rapina sulla strada della Bocchetta. 
Ferito e catturato il 16 settembre dalla gendarmeria genovese, fu portato 
in lettiga al Molo di Genova, dove fu impiccato. I due briganti catturati 
con lui erano disertori del 3° italiano e dei cacciatori Robert. 



Lo scioglimento della leva italiana (29 settembre 1815 gennaio 1816) 

Tomato in Italia dopo Waterloo, il 15 settembre Bentinck scrisse a 
Latour da Firenze che le ultime informazioni da lui apprese prima della 
partenza da Londra circa la sorte della leva italiana erano che sarebbe 
stata drasticamente ridotta, dando agli ufficiali congedati una parte della 
paga, come si era fatto per i mercenari svizzeri. II re Ferdinando VII di 
Spagna gli aveva inoltre dato 20 decorazioni dell'ordine del merito per 
I'Armata britannica della costa orientale: volendo riservarne meta per gli 
ufficiali inglesi e darne 5 ai siciliani e 5 alia leva italiana, chiedeva a 
Latour di indicargli 5 nomi, assicurandogli pero che avrebbe messo in 
cima il suo. II 28 settembre, in una lettera ad Harrison, Bunbury scriveva 
a sua volta che la leva italiana, dal momento della sua formazione, si era 
comportata bene, ma che era ormai arrivato il momento di congedarla. 

II 6 dicembre sia MacFarlane che il capitano Lorenzo Paoli, ispettore 
del corpo, scrissero a Latour di aver ricevuto ordine da Wellington di 
licenziare immediatamente i reggimenti italiani, a meno che il re di 
Sardegna o il granduca di Toscana non intendessero prenderli al loro 
servizio. MacFarlane aveva gia informato il governo sardo e spedito un 
ufficiale a chiedere istruzioni piu dettagliate a Torino, e invitava Latour a 
prendere accordi con i conti Perey e Vallesa. Paoli aveva 1' ordine di 
recarsi a Torino solo dopo il previsto trasferimento della brigata da 
Marsiglia a Genova: se il re di Sardegna voleva negoziare al riguardo. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 283 



riteneva che il progetto migliore fosse quelle elaborate ranno prima 
dalle stesse Lateur. La brigata era del reste cempleta ed equipaggiata: 
dairinghilterra era appena arrivate il nueve vestiarie, «mere complet 
and excellent in every respect». L'armata sarda era pero gia stata 
ricostituita e mobilitata per la campagna di Grenoble e doveva essere 
rimessa sul piede di pace: il 20 dicembre il segretario agli esteri sardo 
Vallesa scriveva alia legazione a Londra che gl'inglesi lasciavano I'ltalia 
e il Piemonte prendeva al sue servizio la leva italiana solo per 
effettuarne lo scioglimento, congedando gli uomini in base alio stato di 
appartenenza: se possibile imbarcati, o altrimenti scortati alia frontiera 
da truppe piemontesi. 

Su richiesta di San Marzano, il 25 dicembre Latour gli trasmise la lista 
nominativa degli ufficiali sudditi del re, da considerare «comme I'elite 
de ce corps», raccomandando i colonnelli Righini, Faverges e Ciravegna, 
i maggiori conte di St Martin, Birnstiel (badese) e Leveroni (i primi due, 
entrambi provenienti dal servizio austriaco, per lo stato maggiore 
generale, I'altro per la marina), e infme il capitano irlandese Odeven, 
aiutante maggiore della brigata italiana e cognato di Righini, esperto del 
servizio di dettaglio e delle manovre di fanteria. Quanto al maggiore 
Andreis, il suo ingaggio lo obbligava a restare ancora per qualche tempo 
al servizio inglese. 

II 15 gennaio 1816, da Roma, Bentinck manifesto a Latour il suo 
rincrescimento per r«unjust decision)) di sciogliere il corpo, ma «la 
fattura e fatta e non c'e rimedio». Ormai era rassegnato, e «only afraid of 
future intrigues)). Aveva consigliato ad Andreis e Raverskill (?) di 
passare anch'essi al servizio piemontese e ringraziava Latour di essersi 
adoperato per trovare una sistemazione anche per Catinelli: era «a man 
excellent and an excellent friend)). Almeno 32 dei 41 sudditi sardi in 
servizio come ufficiali dell'Italian Levy all' 11 maggio furono ammessi 
nell'Armata sarda: otto (incluso Ciravegna) furono compromessi nei 
moti del 1821, mentre uno (Barolo) fu insignito dell'Ordine dei Santi 
Maurizio e Lazzaro per la fedelta dimostrata in quella circostanza. Degli 
ufficiali superiori, divennero generali Milliet, Righini e San Martino. 

Secondo i conteggi delle "Foreign and Colonial Troops in British Pay" 
comunicati dall'ufficio dell'aiutante generale britannico il 6 marzo 1816, 
al 25 dicembre 1815 I'ltalian Levy aveva ancora in forza 2.772 uomini 
(869, 813 e 958 dei tre reggimenti e 132 della "garrison company", certo 
quella di Lissa). Da una lettera del 30 ottobre 1815 di Andreis, allora 
maggiore, sappiamo che era ad Aubagne insieme a 3 compagnie del 2° 
reggimento, comandate dal capitano F. de Campi. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 284 



/ benserviti ai congedati 

I benserviti a stampa, riquadrati, datati, timbrati con la ceralacca e 
sottoscritti dall'aiutante maggiore, dal comandante la compagnia e dal 
colonnello, recavano I'indicazione deH'unita di appartenenza ("Terzo 
reggimento italiano / al servizio di S. M. britannica") sormontata dallo 
stemma britannico sorretto dal leone coronato e dal liocorno col motto 
"Dieu - et mon - Droit". II testo recitava: «Certifico io sottoscritto che il 
.... della . . . Compagnia del detto Reggimento / ha servito per lo spazio 
di .... non avendo in tutto questo tempo mai dato motivo di lagnarsi di / 
lui, essendosi sempre diportato con buona ed onorevole condotta dando 
prove d'attivita ed esattezza nel / servizio, per i quali motivi gli rilascio 
il presente perche se ne possa valere dove il credera necessario». 

Tra gli attestati di servizio e le lettere di raccomandazione che ci sono 
rimaste, citiamo quella di Righini (ora tenente colonnello) per il cadetto 
diciottenne Giuseppe Rossetti di Nizza, figlio di Marco, capitano del 1° 
reggimento, e fratello di Filippo, cadetto della Brigata Aosta. Altri 
riguardano il carabiniere Giuseppe Pedri del 3° reggimento (compagnia 
Gaffori) e Gaetano e Federico Bardet, tenenti del 3° reggimento e figli di 
Luigi, ufficiale del genio borbonico alia difesa di Gaeta, poi direttore 
deir officio topografico di Palermo, divenuto maresciallo di campo e 
ispettore del genio a Napoli. II 2 aprile e il 1° agosto 1816 furono creati 
cavalieri dell'Ordine sabaudo dei Santi Maurizio e Lazzaro i capitani 
inglesi John Shearman, gia Brigade Major dell 'Italian Levy, e Alexander 
Machlachlan, gia comandante deH'artiglieria aggregata alia brigata in 
Spagna. Le due mogli del bigamo tenente Jonas Oxley si contesero dal 
1826 al 1832 la pensione vedovile, fmche il governo dette fmalmente 
ragione alia prima, scozzese, e torto alia seconda, irlandese. 

Tra i 586 sudditi pontifici reduci dalle guerre napoleoniche che dopo 
la restaurazione presentarono domanda di impiego [v. Elenco dell'ASR, 
cit. in Bibliografia] troviamo il bolognese Filippo Pellizzari (1782), 
aiutante insegna delle leve italiane, e il romano Gabriele Mordini di 
Luigi (1783), tenente delle guide inglesi in Portogallo (ammesso come 
tenente nei carabinieri pontifici nel 1817, in ritiro nel 1843 come tenente 
onorario). II cadetto Francesco Donati, nato a Messina il 1° aprile 1793, 
fu ammesso nel 1817 al servizio napoletano; capitano del Reggimento 
Borbone nel 1845, passo poi alia gendarmeria e infme ai carabinieri a 
piedi, di cui era aiutante maggiore nel 1850 e colonnello comandante nel 
1860: fu congedato in settembre, al termine della campagna di Calabria, 
e mori a Napoli il 14 gennaio 1882. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 285 



I. II dopoguerra dei protagonisti 
(1814-1869) 

II penultimo duca diModena (1814-1846) 

Per togliere ogni illusione a Murat, che il 21 gennaio 1814 aveva 
occupato Modena, il 7 febbraio Francesco d'Este fu frettolosamente 
riconosciuto duca di Modena, che lui definiva "un guscio di castagna" e 
di cui si rassegno infine a prendere possesso il 15 luglio come IV 
sovrano del nome. Non rinuncio tuttavia al tentativo, sostenuto dalla 
regina sua sorella e suocera, di far sancire dal congresso di Vienna i 
diritti della moglie nella successione di casa Savoia. Vittorio Emanuele 
non voile pero mutare i patti di famiglia che prevedevano la successione 
del ramo secondogenito dei Carignano, e i suoi inviati a Vienna, Rossi e 
San Marzano, riuscirono a spuntare il riconoscimento dei diritti del 
giovane Carlo Alberto. Riaccese nel 1821 dall'abdicazione di Vittorio 
Emanuele e dalle esitazioni di Carlo Felice, le speranze del duca furono 
di breve durata. Detronizzato dai rivoluzionari il 6 febbraio 1831 e 
rientrato in possesso dei suoi stati il 9 marzo, il duca affido la 
riorganizzazione della polizia politica e della sicurezza interna al 
principino di Canosa, che dovette pero allontanare nel 1834. L'anno 
seguente il fratello Massimiliano divenne gran maestro dell'ordine 
teutonico. Morto il 21 gennaio 1846, Francesco d'Este fu ricordato dalla 
storiografia risorgimentale unicamente come uno spietato reazionario e 
un temibile awersario dell'indipendenza italiana. 

II primo governatore generale dell India (1815-1839) 

II 18 giugno 1815, lo stesso giorno di Waterloo, Bentinck indirizzo da 
Londra a Bathurst un memoriale difensivo dai toni aspri e risentiti, e il 
20 ottenne inutilmente un nuovo incarico presso Wellington. Tomato 
privatamente a Napoli in settembre, fu convinto dal ministro austriaco a 
reimbarcarsi come persona non grata, con grande soUievo di Ferdinando 
IV ("se a voi ha reso I'appetito - disse a Circello - a me ha procurato 
una nottata tranquilla!"). Caduto in disgrazia e rimasto senza impiego 
fino al 1821, nel 1827 fu nominato governatore generale del Bengala, 
dove giunse nel luglio 1828. Nel 1833 fu il primo a ricoprire la nuova 
carica di governatore generale dell'India istituita con I'East India 
Company Charter Costretto da motivi di salute, nel 1836 lascio I'lndia 
per Parigi, dove mori nel 1839. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 286 



// capitano generale deU'esercito napoletano (1815-1862) 

Neiraprile-maggio 1815 I'ardita marcia attraverso la Toscana e lo 
Stato Pontificio per tagliare la ritirata a Murat con una piccola brigata 
rinforzata dalle truppe toscane e romane, confermo le qualita militari e 
politiche di Nugent. Create principe romano da Pio VII, insignito della 
commenda di S. Leopoldo e autorizzato a passare al servizio napoletano, 
Nugent fu dal 1817 al 1820 capitano generale deU'esercito borbonico. 
Comando poi le Divisioni di Vicenza (1820) e Padova (1826) e il 
Kiistenland (1829). Promosso feldzeugmeister (1838), fu comandante 
generale in Moravia (1839), dei confini militari (1840) e deH'Austria 
interna (1842). Nel 1848 ottenne di poter organizzare una spedizione di 
soccorso a Radetzky in Lombardia: passato I'lsonzo il 25 aprile, batte gli 
italiani ad Onigo rigettandoli su Montebelluna. Ceduto il comando per 
malattia, organizzo poi un corpo di riserva sulle frontiere della Stiria e 
deirUngheria, col quale sottomise i comitati di Szalad, Somogy, 
Baranya e Tolna, occupo Essegg il 213 febbraio 1849 e inizio I'assedio 
di Comorn, di cui lascio il comando il 26 settembre, poco prima della 
resa. Promosso feldmaresciallo il 16 ottobre, nel 1859 voile seguire 
come volontario il quartier generale dell'imperatore Francesco Giuseppe 
in Italia e assiste alia battaglia di Solferino. Mori presso Carlstadt il 21 
agosto 1862. 



L 'ultimo maresciaUo di Savoia (1814-1858) 

Licenziato dal servizio inglese nel 1816, Latour fu promosso tenente 
generale dell'armata sarda e comandante la Divisione di Novara (di cui 
suo padre era stato governatore). Nel 1819 sposo Marietta Galleani, 
figlia del 4° conte di Agliano, da cui ebbe sette figli e che gli premori nel 
1837. Nominato da Carlo Felice governatore generale degli Stati di 
Terraferma, r8 aprile 1821 vinse i costituzionali a Novara. Sostituito il 
19 aprile dal luogotenente generale Ignazio di Revel, fu primo segretario 
di stato per I'estero dal 10 gennaio 1822 al 21 marzo 1835, luogotenente 
generale nel 1829, governatore generale di Torino dal 1835, vice 
presidente annuale del consiglio di stato (nel 1835 e 1847), senatore del 
regno dal 3 aprile 1848. Mori a Torino il 19 gennaio 1858. Divenuto 
conte nel 1820 alia morte del padre, ne eredito il titolo di marchese di 
Cordon e fu insignito degli stessi onori e gradi (cavaliere della SS. 
Annunziata e generale di cavalleria nel 1821, maresciallo di Savoia nel 
1835). Era cavaliere di gran croce (13-VII-1815), e poi gran cordone (9- 
XII-1831) dei SS. Maurizio e Lazzaro, commendatore dell'ordine 
militare di Savoia (4-III-1816) e cavaliere dell'ordine civile (30-XI- 
1831). Insignito della medaglia Mauriziana (17-XII-1839), ebbe anche le 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 287 



principali onorificenze straniere [cavaliere di gran croce degli ordini di 
San Luigi, di Leopoldo, di Alexander Nevskij, della Rote Adel e di S. 
Stefano, e cavaliere degli ordini Supremo del Cristo (Santa Sede), 
Costantiniano di S. Giorgio di Parma, e di Carlo III di Spagna.] 



Ciravegna, Righini, Faverges, Odeven e Andreis 

Colonnello della Brigata Aosta dal 1817, poi maggior generale 
comandante la Divisione di Torino, noto per franchezza e generosita, 
considerato un progressista per la sua estrazione popolare, nel gennaio 
1821 Ciravegna si adopero per moderare I'esagerata repressione del 
moto studentesco e in marzo firmo - del resto come tutti gli altri 
comandanti di corpo presenti a Torino - I'appello per la concessione 
della costituzione spagnola, salvo poi ad obbedire all'ordine di Carlo 
Felice di portare le truppe a Novara: Latour gli conserve il comando e lo 
mando poi di rinforzo a Genova, ma la sua carriera fu stroncata. Mori a 
Collegno in data a noi ignota. 

Tenente colonnello dei cacciatori italiani (ex-Robert) nel 1816, 
comandante la Brigata Alessandria dal 1817, nel marzo 1821 Righini 
obbedi all'ordine di Santarosa di marciare da Chambery a Torino, ma, 
inviso alia truppa, arrivato a San Giovanni di Moriana fu arrestato dai 
liberali insieme al cognato Giorgio Odwen, capitano aiutante maggiore. 
Confermato al comando della brigata (che assunse il nuovo nome di 
"Acqui"), fu promosso maggior generale nel 1823 e tenente generale nel 
1834. Comando le Divisioni di Genova (1823) e Torino (1830) e fu 
governatore di Novara (1834) e di Alessandria (1838). Collocato a 
riposo nel 1841, mori nel 1871. "Odeven" fu poi colonnello del 2° 
reggimento della Brigata Aosta e mori nel 1834. 

Colonnello della Brigata Piemonte dal 1816, maggior generale e 
governatore interinale di Cuneo nel 1820, nel marzo 1821 il barone di 
Faverges era commissario regio presso I'armata austriaca intervenuta a 
Napoli. Raggiunta la sua brigata a Novara (dov'era stata condotta 
dall'energico maggiore Morra), prese parte al breve scontro deir8 aprile 
e il 10 rioccupo Torino. Ispettore delle scuole d'equitazione, nel 1823 
accompagno Carlo Alberto nella spedizione del Trocadero. Governatore 
di Nizza (1827-30), poi di Cuneo (1830-35) col grado di tenente 
generale, lascio il servizio nel 1835 e mori nel 1839. Rimasto al servizio 
inglese fmo al 1817, Andreis fu poi ammesso come capitano del 2° 
reggimento deirartiglieria di marina sarda. Comandante di varie fortezze 
marittime e terrestri, raggiunse il grado di maggior generale nel 1839. A 
riposo nel 1843, mori a Torino nel 1865. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 288 



II presidente della Societa goriziana di agricoltura (1816-1869) 

Incaricato da Bentinck di riattare le fortificazioni di Genova, Catinelli 
fu licenziato nel 1816 per la sospensione dei lavori decisa dal governo 
sardo [oberato dalla contribuzione di 930.000 franchi pretesa dagli 
inglesi per evitare di distruggere le opere all'atto del loro ritiro, come 
avevano fatto invece gli austriaci ad Alessandria]. Tomato a Gorizia, si 
sposo nel 1818. Richiamato nel 1821 per riorganizzare la scuola militare 
di Modena e fatto nobile dal duca, torno a casa nel 1824. I suoi studi 
suUa questione agraria gli valsero la presidenza della Societa goriziana 
di agricoltura. Nel 1848 accompagno Nugent nel Veneto, recandosi poi a 
Vienna quale deputato di Gorizia al Reichstag. A seguito del congresso 
di Parigi del 1856 redasse importanti Studi sulla questione italiana, poi 
tradotti in francese dal dottor Henri Schid e pubblicati a Bruxelles nel 
1859. Mori quasi novantenne a Gorizia il 27 luglio 1869. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 289 



Allegata 

Scarlet or Blue? 

L'uniforme prescritta alia leva italiana dalle Regulations di Bentinck 
del 13 maggio 1812 era blu con fodere e filettature rosse. La citata 
lettera di Clinton al cognato, datata 22 febbraio 1813 da San Juan, attesta 
pero inoppugnabilmente che gia in Spagna (e dunque fin daH'inizio) la 
leva italiana (o almeno il 2° reggimento) era «dressed in scarlet», cioe 
indossava la giacca rossa, tipica della fanteria inglese, e anche della 
maggior parte dei corpi stranieri. Rossa e anche la giacca del capitano F. 
de Campi conservata nel Museo del risorgimento di Trento, e i figurini 
delle truppe inglesi a Genova e la stampa del Comune del 3° Regg.to 
Italiano al servizio Inglese conservata nella civica raccolta delle stampe 
"A. Bertarelli" di Milano rappresentano la leva italiana in giacca rossa 
con mostre verdi, fodera bianca e nidi di rondine (distintivo delle truppe 
leggere), shakot alto con pennacchio verde e pantaloni grigi infilati nelle 
mezze ghette nere. Una spiegazione della dilTormita tra le prescrizioni e 
le testimonianze potrebbe essere che Bentinck ci abbia ripensato, per 
non confondere i "suoi" reggimenti con quelli siciliani, vestiti tutti di 
blu. Oppure che gli uomini destinati a formare il 1° reggimento, una 
volta arrivati a Malta, abbiano ricevuto, per economia, uniformi ivi 
immagazzinate, forse un surplus del Sicilian Regiment, che vi era di 
guarnigione e vestiva in giacca rossa con mostre verdi. O forse, piu 
semplicemente, che i commercianti inglesi di Messina abbiano imposto 
al precipitoso Bentinck una variante di loro convenienza. 

L'attribuzione alia leva italiana deU'uniforme riprodotta dal poliedrico 
Charles Hamilton Smith (1776-1859) nel manoscritto dell'Universita di 
Harvard (e nella copia del 1814 posseduta dalla Bibliotheque Nationale 
de Paris), e ripresa nel 2000 da Rene Chartrand, e senza dubbio erronea. 
Infatti (come provano le stesse tavole che corredano il saggio dello 
studioso canadese) l'uniforme attribuita alia leva italiana da Smith non 
differisce in alcun modo da quella della Legione piemontese, e deve 
dunque identificarsi con quest'ultima. Del resto la diversita del colore di 
fondo (blu anziche rosso) riflette non a caso il diverso inquadramento 
politico dei due corpi, reclutati in concorrenza fra loro fra i prigionieri di 
Portsmouth, e manifesta proprio I'intenzione di distinguerli, anche 
perche la legion era comunque destinata a passare presto al servizio 
sardo. La giacca del figurino e blu con colletto, risvolti e paramani rossi 
e bottom gialli; i pantaloni sono grigi, lo shako cilindrico e nero con 
visiera, coccarda nera, pennacchio e il corno da caccia distintivo delle 
truppe leggere. Come nota Chartrand, il colore verde delle spalline e del 
pennacchio indica un carabiniere, armato di moschetto con baionetta. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 



290 



1 167 Quadri dell 'Italian Levy (Genova, 15 maggio 1815) 



Italian Levy Officers -A) U. superiors e capitani 


Brigade Staff Italian Levy 


Major General Vittorio Delia Torre 
Colonel Thomas Burke 
Colonel Charles Catinelli 


Major Antonio (sic) D 'Andreis 
Major Henry Bimstiel 
Major John Dumont 


Captain Franz Frizzi Assistant Inspector: Sigismund Hogam - John Bauer 


Gradi 


1st Regiment 


2nd Regiment 


3rd Regiment 


Regimental Staff 


LtCol 


Righini Joseph 


Millet de Faverges Hen. 


Ciravegna John 


Majors 


S. Martmo Charles 
Leveroni Emanuele 
Lignana Luigi (FG *) 


Rosenheim Louis 
Gleyesses Francis 


DeirOste Luigi 
Sourdeau Auguste 


AM 


Erdmann Friedrich (cap) 


Platen Wilham (ten.) 


Marchesan Luigi 


QM 


- 


Femdenthal Charles 


Longo Francesco 


PayM. 


- 


Pay ass Giovanni B. 


Tedeschi Vincenzo 


Surg. 


Calley William 


Black Elia 


White Pietro 


Adj. 
Surg. 


Gemellaro Joseph * 
Cerale Giuseppe 


Rossi Alessandro 
Roveri Franceso 


Boini Giovanni Ant. 
Fiorenza Rosario 


Chap. 


Lorenzo don Louis 


Scivori Giambattista 


BeUoassai Bonav. 


Companies 


Captain 


Rossetti Marc(o) 
Martmich Giovanni B. 
Barolo Gioacchino 
Andreis Domemco * 
Damiani Valentino 
Lightemberg Richard 
Filippini Giuseppe * 
Salomone Joseph 
Mauro Gerolamo 
Armand Louis 


Nidrist Rudolph 
(De) Campi Francis 
Capezzalis Stefano 
Seidler Alessio 
Ristori Stanislao 
Odeven Giorgio 
Lebotti Pasquale 
Reveroni Angelo 
Diversi Raffaele 
Bermingham Giovanni 


Schmid Pasquale 
Gaffori Paolo 
Kubner Giorgio 
Pignier Giovanni B. 
Spinetta Onorato 
Krautz Carlo 
Kregg Giuseppe Carlo 
Pozzo di Borgo Felice 
Oberhauser Gius. FL 
Borra Carlo 


BdeCap 


Edlinger Joseph 


- 


Perim Michele 


* distaccato a Monaco. FL = ferito a Livomo (14.12.1813). FG = Ferito a Genova (14 
e 18.4.1814). 


Fonte: Nottingham University, Ms, Bentinck's Papers, Pw Jd 6133-6139. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 



291 



Segue Italian Levy Officers - B) U. subalterni 


Gradi 


1st Regiment 


2nd Regiment 


3rd Regiment 


Ltn 


Tiscker Charles 


Colmet Giovanni B. 


Canelles Antonio 




Basadonna Pierre 


d(ella) Guardia Giov. 


Fancello Giuseppe 




Tamajo 1° Louis 


Genovese Giovanni 


Ciusa Giuseppe 




Sgambella Philip 


Oxley John 


Fontana Luigi 




Minigrod Frederick 


Clarenza Enrico 


Schiena Antonio 




Davico Joseph 


Fanelli Antonio 


Metzker Carlo 




Loya Dominique 


Gagliani Liborio 


Scilhorst Giorgio 




Pasio Charles 


Odeven Salvatore 


De Grandis Giuseppe 




Saracco Paolo 


Patemo Girolamo 


Dais Filiberto 




Tamajo 2° John 


Frank Valentin 


Carbone Giovanni 




Blater Friedrich 


Graham Henry 


Bardet Federico 




Recco Francis 


Caneo Giuseppe 


Ciaulandi Giuseppe 




Bragale Raphael 


Donati Francesco 


Jenner Federico 




Pirra Joseph 


Caracciolo Vespasiano 


Grixoni Luigi 




Lozza Rodrighe 


Spadaro Alessandro 


Bariel Gaetano 




Rosemberg Joseph 


Patemo Francesco 


Onnis Paolo 




Gallina Joseph 


Florelli Francesco 


Mameli Clavesana 




Roderors Blaise * 


Pulalla Francesco 


Olivieri Gabriele 




Carlos August 


Donati Salvatore 


CeUa Giuseppe (FL) 




Bentivegna Mari(o) * 


Ferrante Giuseppe 


Marcovich Salvatore 




Falletti Gaetano 


- 


Messineo Francesco 


Ensign 


Locascio Giovanni B. * 


Rivarola Giovanni 


Marlines Stefano 




Desio Antonio 


Amorosa Luigi 


Santallo Romolo 




Labianca Giovanni B. * 


Massimi Luigi 


Marchetti Cosimo 




Fighiera Giuseppe 


Vecchi Giuseppe 


Vial Giuseppe 




Gambini Luigi 


Moletti Giuseppe 


Ma(y)da Eugenio 




Koe Frederick 


Schmidt Carlo 


Mancini Paolo (FG) 




Patemo Camillo * 


Marini Giuseppe 


Salvi Giovanni (FG) 




Mirone Paolo 


Pappenheim Christian 


Proto Silvestro 




Paggi Giuseppe 


Eden Teophilus 


D'Amico Filippo 




Kutter Francis 


Bermingham Edward 


Dalmass Giuseppe 




- 


Torelli Paolo 


Demontand Luigi 


BnAdj 


Pellizzari Philip 


Fioravanti Giovanni B. 


Lidonnici Ag. Dom. 


* distaccato a Monaco. FL = ferito £ 


I Livomo (14.12.1813). FG 


= Ferito a Genova (14 


e 18.4.1814). 






Fonte: Nottingham University, Ms, 


Bentinck's Papers, Pw Jd ( 


5133-6139. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 



292 



Nazionalita degli Ufficiali dell 'Italian Levy 


Regno di Sardegna (41) 


Nazionalita 


U superiori 


Chir aiut. 


Capitani 


Tenenti 


Insegne 


Savoia (3) 


Latour 
Millet 


- 


Pignier 


- 


- 


Nizza (5) 






Rossetti 
Spinetta 




Fighiera 

Torelli 

Dalmass 


Piemonte 

(24) 


D 'Andreis 
Righini 
S. Martino 
Lignana 
Ciravegna 


Cerale 
Roveri 


Rossetti 

Barolo 

Andreis 

Arm and 

Borra 

Perini 


Davico, Loya 

Pasio, 

Saracco,Pirra 

Falletti, Dais 

Ciaulandi 

Olivieri 


Vial 
Mayda 


Sardegna 

(V) 








Canelles 

Fancello 

Ciusa, Onnis 

Fontana 

Grixoni 

Mameli 




Liguria (2) 


Leveroni 


- 


Ristori 


- 


- 


TOTALE 


8/16 


2/19 


9/32 


16/62 


5/35 


Regno delle Due Sicilie (47) 


Palermo 

(13) 


Capitano Bermingham. Tenenti: Tamajo 1 e 2, Fanelli, Gagliani, Patemo 
G. e F., Caracciolo, Florelli, Pulalla, Donati S.. Insegne: Rivarola, 
Amorosa 


Milazzo (1) 


Insegne: Proto, D'Amico 


Messina (4) 


Capitano Mauro. Tenenti Donati F., Spadaro, Ferrante 


Catania (4) 


Tenente Clarenza. Insegne: Gambmi, Mirone. Chir aiut. Gemellaro. 


Sciacca (1) 


Cappellano Lorenzo. 


Sicilia (9) 


Maggiore Rosenheim. QM Longo. Capitano Tedeschi. Ten. Genovese. 
Insegne Patemo, Moletti, Bermingham. Chir aiut. Fiorenza. Cappellano 
Belloassai. 


Calabria (2) 


Tenente Carbone. Insegna Lidonnici. 


Napoli(13) 


Capitani Odeven e Lebotti. Tenenti Recco, Bragale, Lozza, Odeven, 
Bardet G. e F., Marcovich. Insegne Paggi, Desio, Schmidt, Marini. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 



293 



Segue: Nazionalita degli Ufficiali dell 'Italian Levy 


Impero Austriaco (16) 


Venezia 


Capitano Reverom. Tenente Caneo. Insegna Fioravanti. 


Trieste 


Capitano Martinich. Insegna Vecchi. 


Gorizia 


Colonnello Catinelli. 


Illiria 


Tenente Messineo. 


Istria Ven. 


Capitano Salomone. 


Valtellma 


Tenente Schiena. 


Trentino 


Capitano SM Frizzi. Capitano De Campi. 


Austria 


Capitano Edlinger Insegna Kutter (Domdorff). 


Moravia 


Tenente Rosenberg (Laschitz). 


Ungheria 


Capitani Kubner e Krautz. 


Altri Stati Italiani (18) 


Roma (3) 


Tenente Sgambella. Insegne Mancini, Salvi. 


Ancona (1) 


Insegna Martmes. 


Toscana (3) 


Magg. DeirOste (Pisa). Ten. Colinet. Chir aiut. Rossi (Siena). 


Elba (1) 


Insegna Demontand. 


Bologna (2) 


Insegne Pellizzari, Massimi. 


Piacenza 


Tenente Cella. 


Modena 


Tenente De Grandis G. 


Imprecisati 
(6) 


Capitano Filippini. Ten. Basadonna, Bentivegna. Insegne Locascio, 
Labianca. Chir aiut. Bomi. 


Altri Stati Non Italiani (43) 


Inghilterra 


Chir magg. CaUey. 


Scozia (2) 


Tenente Oxley. Chir magg. Black. 


Manda (2) 


Colonnello Burke. Tenente Graham. 


Malta (2) 


Capitano Marchesan. Pagatore Pay ass. 


Corsica (7) 


Capitani Damiani, Capezzalis, Gaffori, Pozzo di Borgo. Insegne Santelli, 
Marchetti. Cappellano Scivori. 


Svizzera 

(V) 


Maggiore Gleyesses. Capitani Nidrist, Diversi, Schmid. Insegne Gallina, 
.Tenner, Blater (Bema). 


Prussia (2) 


AM Platen (Berlino). Tenente Carlos (Festenberg). 


Svevia (1) 


Assistant Inspector Hogam. 


Coblenz (1) 


Tenente Tiscker 


Hannover 


Capitano Erdmann. Ten Minigrod. Insegna Eden. QM Femdenthal. 


Baden (2) 


Maggiore Bimstiel. Assistant Inspector Bauer 


Francoforte 


Tenente Franck. Insegna Pappenheim. 


Westfalia 


Tenente Metzker 


Alsazia (1) 


Capitano Seidler 


Germania 


Capitani Kregg, Oberhauser Insegna Koe. 


Francia (3) 


Mag. Sourdeau. Ten. Roderors (Tolone) e Delia Guardia (Perpignano). 


Sconosciuta 


Maggiori Dumont. Ten. Scilhorst. Chir magg. White. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 



294 



/ Quadri della Legione Reale Piemontese (1814) 



Tab. -1 42 ufficiali della Royal Piedmontese Legion (1814) 


Stato Maggiore 


Ufficiali Superiori 


Chimrghi 


Colonnello 


S. Bommio di Robassomero 


Maggiore 


Emanuele Malvani 


Maggiore 
Maggiore 


Carlo D'Aprotis (*) 
Gaudin 


Assistente 


Giuseppe Boschi 


Aiutante 
Aiutante 


Federico Perpano (?) 
Lorenzo De Simone 


Capitani 


Joseph de Bonne 

Barthelemy Bonnet 

Cresi 

Lazzaro Riccardi 


Antonio De Torre 
Gaetano Panario 
Pico Pallavicim 
Oreglia 


Tenenti 


Gugliemo Panietti 
Victor Wallin 
Carlo Pedio 


Louis Amaud 
Cristoforo Fontana 
Giuseppe Pellati 


Sottotenenti 


Stn soprannumerari 


Simone Nicolino 
Francesco Saglietti 
Tommaso Vigna 
Giuseppe Emperoni 
Vincenzo Rosino 
Giuseppe Cansona (?) 
Ferdinando Rossi (?) 


Jean Joseph Deluy 
Bartolomeo Martin 
Luigi Ciampoli 
Galina 
Lorenzim 
Giovanni Plasso 
Giovanni B. Granara 


Mario Monforte 

Diego Maglione 

Fleury Catalan 

Franfois Louis Leblanc 

Tommasi 

Laure 

Raffetti 


(*) In congedo a tempo indeterminato dal 1° giugno 1814 per recarsi in Piemonte. 


Paghe al giomo (sterlme): colonnello 22:6, maggiore 16:0, capitano 10:6, tenente 6:6, 
sottotenente 5:3, chirurgo maggiore 11:4, chirurgo assistente o aiutante 7:6. Inoltre 78 
sergenti a 0:6, 15 tamburi a 0:4, e 1.749 caporali e soldati a 0:3. Totale per tre mesi, 
sterlme 3.693. 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 295 



Fonti 

British National Archives (Ruskin Avenue, Kew, Ricmond, Surrey): 

wo 164/233 Royal Hospital Chelsea. Prize Records - Tarragona 1813. Payment of 
Foreign Troops (Artillery Co., P' and T"^ Regiment of Italian Levy). 

WO 43/337 Secretary at War - Correspondence. Widow's pension claimed by two 
persons married, as to one m Scotland and one in Ireland. Scottish marriage valid. 
Case of Lieut. Jonas Oxley, late Italian Levy. Legal opinion (1826-30). 

WO 65/167 e 168 - Two manuscript Foreign Army Lists containing details of foreign 
and mercenary units which are missing from the printed Army Lists of the period. 

AO 1/232/805 Auditors of the Imprest and Commissioners of Auditor Declared 
Accounts (or Rolls). Roll 805 Capt L. Pauli, Inspector of the Italian Levy. 

Nottingham University - Library Department of Manuscripts and 
Special Collections Papers of Lord William Cavendish Bentinck 
(1774-1839) soldier, politician and statesman (Pw J): 

Italian Levy. Pw Jd 5556 Commission as Commander of the forces on the Islands 
and coasts of the Mediterranean (1 March 1811). 5562/1 Memoirs of conversations 
at Caghari (15 july 1811). 5563 Return of the Sicihan army (1 August 1811). 5564 
Papers relating tho the Sicilian Flotilla (8 August 1811 - 21 june 1812). 5570 
Heads of what was agreed upon in a conference between Lord W. Bentinck, Col. 
de la Tour and Lt Gen. F. Maitland (28 August 1811). 5571 Memorandum 
explanatory of the accompanying papers relative to the Archduke Francis (29 
September 1811). [Attached to 5570]. 5605/2 Mem. from Count La Tour (1811). 
5642 Arrangements for the passage of Austrian officers through Turkey (2 June - 8 
July 1812). 1836 Mem. of Sir John Dalrymple about Italian Levy. 3032 Return of 
strenght of Italian Levy 1814. 6040 Mem. of money advancement to the Italian 
Levy. 6045 Statement of sum paid on account of the Italian Levy. 6046 Statement 
of sums advanced for service of the Italian Levy (1814). 6130-6132 Returns of 
strenght of V\ 2'"' and 3"' ItaUan Regiments (7 may 1815). 6133-6139 Registers of 
Officers of the Itahan Levy (11 May 1815). 6147 Note on the Itahan Levy 
(1815?). 3023 Proposals to Count Vallaise for transfer of Italian Levy to 
Piedmontese service (1803-1918). 574 Copy of a petition to the Prince Regent 
from Oberhausen, late of the Italian Levy (1790-1839). 

Campagna di Alicante. Pw Jd 5848 - Weekly state of the British and Sicihan 
forces commanded by Bentinck in Spam (30 July 1813). 5898/2 Letter of thanks 
from the Italian officers taken prisoner (2 September 1813). 5899/1-4 Reports on 
the affair at Ordal (15-17 September 1813). 6190 Mem. on siege of Tarragona. 
6267-6269 Sketch maps of roads, mountain passes and "osteology" around 
Tarragona. 

Questione italiana. Pw Jd 5565-67 - Memorial of Mr de Turns on the views of 
Italy towards independence (14 August 1811). 6233-6234 Mr Sario's plans for 
Italy. 5938 Proclamation by Marshall Bellegarde to people of Italy (5 February 
1814). 5946 Bentinck's proclamation to to the Itahans (14 March 1814). 6013 
Memorandum by Bentinck on Italian Constitution (15 May 1814). 6126 Extracts 
from dispatches from Castlereagh (9-22 January 1815). 6127 Memoir on 



Parte III - Le legioni anglo-italiane 296 



proclamations issued by Bentinck at Leghorn and Genoa (1 March 1815). 6179 
Mem. on Sardmia. 6218 Mem. on Piedmont. 

Campagna del 1814. Pw Jd 5953-5963 Some account of proceedmgs at Reggio, 
Verona and Bologna with Murat, Bellegarde etc. (March 1814). 5952/1-7 Reports 
on siege of Santa Maria (30-31 March 1814). 5976 Return of killed, wounded and 
missing of the allied British and Sicilian force before Genoa between 13 and 17 
April 1814. 5973 State of French Garrison at Genoa (15 April 1814). 5977-5978 
Plan of attack on Genoa (17 April 1814). 6140 Grant of prize to the captors of 
Genoa (1 August 1815). 6077 Original plans of operations of Count Neippeg. 6092 
Note on combined operations of corps of Bentinck and Count Nugent. 6076 
Statement on capture of Ft Richelieu. 6091 Return of reinforcements received by 
the Franch. 5979 e 5982 Capitulation of Genoa and articles additional (18 and 20 
April 1814). 5988-5989 Austrian project of a convention with Price Borghese (22 
April 1814). 5995 Convention between governor of Gavi and Count de la Tour (24 
April 1814). 

Questione Genovese: Pw Jd 5666 Papers relating to Genoa (4 October 1812). 
6006, 6011 Requests to Bentinck and Note to Castlereagh by the Genoese 
government (29 April and 11 May 1814). 6068-6069 Proclamations. 6072 
Memorandum by Dalrymple on future of Geona. 6080 Adress from people of 
Liguria to Bentinck. 6082 Mem. for marquis de Brignole. 6083 Mem. on 
conditions of reunion of Genoa and Kingdom of Sardinia. 6088 Mem. on proposed 
lines of Genoese frontier 6089 Mem. By Dalrymple on future limites of the 
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